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rimembranze

Ho realizzato che quando ero piccolo avevo il vestito della domenica, nel senso che la domenica mi vestivano meglio, e che facevo il bagno tutti i sabati, e dopo guardavo i cartoni animati sulla svizzera.

Ho anche realizzato che mi ricordo benissimo carosello, e ricordo perfettamente che per un saco di tempo avevamo la tv in bianco e nero.

Poi ho pensato ai miei figli e mi è venuto in mente che è passata veramente un'era geologica.

E comunque ho solo 40 anni e sono in splendida forma (per dire eh)

robe confuse

 

Stasera, che sono senza famiglia, sono andato con degli amici, nientepopodimenoche alla festa di liberazione a Canneto Pavese (che in realtà non so se si chiama di liberazione o che cosa, fattostà che era roba di comunisti, per intenderci).

E insomma, a parte il vino che sapeva di tappo, posso vantarmi di avere mangiato la polenta (si a polenta) col brasato in agosto (che non so se è da tutti) e devo dire che non era nemmeno male, col brasato.

Beh alla festa dei comunisti sono successe due cose che mi hanno fatto riflettere:

la prima che a tenere in piedi la baracca c'erano dei pensionati, gente in gamba, ma parecchio, che per il partito ha anche fatto della strada, gente che lavora sul serio, che visto che si parla di politica non è mica banale.

Beh, e poi gli amici di cui sopra hanno un figlio, grande, che si è portato dietro la morosa, che erano proprio belli da vedere. E al ritorno, in macchina abbiamo ascoltato la musica, e la musica era roba di un sacco di tempo fa, roba di ere geologiche, tipo i Nomadi.

Ecco la seconda cosa che mi ha fatto riflettere è che una volta si cantavano delle robe vere, dei concetti, come se dopo ci fosse qualcosa, come se dopo, si potesse fare qualcosa.

Ecco, in realtà le cose che mi hanno fatto riflettere sono tre, mica due come detto.

La terza sono quei due ragazzi lì, che alla fine non hanno nemmeno 20 anni, che, a parte che ci prendevano in giro (che non dicevano niente ma io li sentivo che ci prendevano in giro dentro) perchè cantavamo i Nomadi, beh, loro hanno detto che lo sanno che siamo in un era di decadenza, e che loro, secondo loro, se si danno da fare, loro un pochino cambiano le cose.

Beh, a me sta roba che loro c'hanno voglia di cambiare le cose mi ha fatto un sacco contento.

E c'era scritto nel titolo che erano delle robe confuse eh, non lamentarti! :-P

Una intepretazione (poco?) autentica

 

Oggi su ilfattoquotidiano si legge una dichiarazione di uno dei principali esponenti di "Futuro per la libertà dell'Italia", il neo gruppo fondato da Fini di cui tanto si discute in questi giorni.

Italo Bocchino dice:

 

“I cannoni devono smettere di tuonare, da una parte e dall’altra”, ha detto Italo Bocchino, deputato di ‘Futuro e libertà per l’Italia’ “.

Che in italiano secondo me significa che: intanto piano con i paroloni (anche di Fini eh) che da una parte, i berlusconiani, sono al limite e quindi facciano poco i furbi, del resto i finiani sono talmente pochi che non si va molto lontano, e, tutto sommato quando si stava insieme si stava più comodi.

Quindi ha proseguito: “L’arma del voto immediato è spuntata e rischiosissima, la strada di governi alternativi è impervia e non rispettosa della volontà popolare. Berlusconi deve riflettere bene prima di fare la prossima mossa, soprattutto dopo l’errore di aver sbagliato i conti sulla consistenza delle truppe del presidente della Camera”, avverte il deputato finiano. “Soltanto un patto di legislatura può salvare l’attuale assetto bipolare, il governo e la maggioranza”.

E qui si raggiungono vette meravigliose: se votiamo subito rischiamo di prenderle secche tutti, che i finiani contano poco e Berlusconi è in ambasce, meno male che non c'è l'opposizione. Ma metti che salta furo qualche testa calda che fa la differenza. Andiamoci cauti e stiamo dove stiamo che così non corriamo rischi, niente voto anticipato quindi. E poi, Berlusconi stia attento che ha sbagliato i conti e alla fine la sua maggiornaza è in bilico, del resto però, se non facciamo un bel governo che redistribuisca a nostro favore un po' di potere, dice Bocchino, finisce che andiamo al voto in ordine sparso, quindi, con buona pace del referendum sul maggioritario, finisce in una guerra tra bande della peggiore specie con esiti almeno rischiosi. Quindi insomma, frena Silvio, basta sproloquiare sui giornali e vediamoci in privato, che adesso hai visto che non scherziamo mica, quindi dacci quello che ci è dovuto e via, "avanti al centro contro gli opposti estremismi" come diceva il poeta.

Ecco, io non lo so se ho capito bene, ma così, a naso, mi sembra che il mercato delle vacche sia ben avviato, e che qualcuno dovrà calare (metaforicamente, si sa) le braghe, e in fretta pure, che le manovre di accerchiamento sono ben avanzate.

Una notte a Trieste

Che io a Trieste ci sono stato un sacco di tempo fa, per lavoro, e ci ho proprio abitato. Per verità facevo una vita strana, tipo che partivo il lunedì mattina alle 4 e tornavo tipo il mercoledì notte, ma insomma è un dettaglio di poco conto. Trieste è una città incredibile, mi sono innamorato di Trieste. C’è la montagna e anche il mare che sembrano due città diverse, che appena sono arrivato, sebbene si passi dalla costiera per entrare in città (e una strada che si chiama costiera e dalla quale si vede il mare è abbastanza esemplificativa della questione), beh appena arrivato, siccome era inverno e dormivo vicino all’ufficio, che era lontano dal mare, e per andare in ufficio mi dirigevo verso l’entroterra, ecco, pensavo che ero quasi in montagna, che poi c’era il mare me ne sono accorto dopo. Poi a Trieste si parla il triestino, che è una lingua davvero buffa, e si possono chiedere un sacco di caffè diversi, che tipo se chiedi il cappuccino ti danno un caffè macchiato, e se vuoi un caffè devi dire un nero, e hanno anche il capoin b (che poi è un caffè macchiato, ch loro lo chiamano cappuccino che col diminutivo diventa capo, in bicchiere). E poi a Trieste ci sono le mule, che in triestino significa ragazze, che sono tutte bellissime, altissime, al punto che sulla famosa costiera, dove c’è il lungomare hanno dovutomettere una siepe. Perchè si dice che le mule prendevano il sole sul lungomare (che li mica c’è la spiaggia) e gli automobilisti si distraevano e facevano gli incidenti. Un’altra cosa è che a Trieste si mangia sempre bene, tanto e bene. Che se sei da solo e anche un po’ triste è anche un bel vantaggio, che io, per dire, ho raggiunto dei pesi che insomma, meno male che sono dimagrito un po’. Uno degli annosi problemi di Trieste sono i trasporti. E se sei come me che non hai la macchina, scordati di partire da Trieste dopo le 10 (almeno allora era così) e prima delle 5, e sappi anche che di notte la stazione la chiudono. Solo che io quella faccenda lì delle 10 mica la sapevo, e allora una sera che mi hanno invitato a cena mi sono detto, massì io a cena ci vengo, però non facciamo troppo tardi, così prendo l’ultimo treno (che di solito ce n’è uno ogni ora), e siccome per tornare da Trieste ci si mette una vita, me la pisolo a modino e arrivo giusto giusto per fare colazione con i bambini. Beh, quella sera mi andò male. Andammo a cena, mi lasciarono in stazione intorno alle 23, con l’idea che avrei preso l’ultimo treno, per dire da Milano l’ultimo treno che mi porta al paesello parte a mezzanotte passata, e io mi sono detto vuoi che non ci sia un treno verso mezzanotte che collega Trieste a Milano! Beh, non c’era. Toccava aspettare fino alle 5 del mattino dopo. E allora, siccome la serata era tiepida e io di solito viaggio leggero, mi sono detto, evabbeh, andiamo a farci una passeggiata sul lungomare, magari mi bevo qualcosa, e insomma si tira tardi. E ho tirato tardi, ma ad un certo punto i locali chiudevano, e io mi ero anche un po’ stufato di passeggiare, e allora lemme lemme me ne sono tornato verso la stazione, che tanto la serata era ancora tiepida e mi sono detto che potevo sedermi su una panchina sotto un lampione e leggere un po’, che tanto di tempo ce n’era ancora parecchio. E allora sono tornato alla panchina a leggere un po’, e dopo un po’ mi è venuto un po’ sonno, e allora visto che non c’era in giro proprio nessuno mi sono disteso sulla panchina, appoggiando la testa sullo zaino, dicendomi che magari potevo schiacciare un pisolino. (C’era anche un altro signore sulla panchina in quel piccolo parco, ma lui sembrava più a suo agio, come se ci stesse spesso su quella panchina in quel parco). E allora mi sono steso sulla panchina, ho appoggiato la testa sullo zaino, mi sono accomodato un po’ ed in effetti devo essermi addormentato, perchè proprio il fruscio degli irrigatori non l’ho sentito, e insomma, ho proprio dovuto essere bagnato ben bene per svegliarmi.

E comunque, secondo me gli irrigatori del parchetto davanti alla stazione di Trieste vanno orientati meglio, che dovrebbero bagnare il prato e non le panchine (che magari c’è dei pendolari fessi in giro), e poi, meno male che la stazione apre un po’ prima del primo treno, che ho fatto in tempo a comprare il biglietto alla macchinetta e a sedermi sul treno (che a quel punto un po’ umidiccio, cominciavo ad avere freddo). E insomma sono arrivato a casa che era già mezzogiorno, e a casa mi hanno detto che ero conciato malissimo (e io lo avevo capito da come mi guardavano male tutti gli altri passeggeri)

Le belle storie

in questo momento sto guardando un documentario di quelli de "La grande storia", insieme a Giacomo Tommaso e Valentina (che poi son mia moglie e i miei figli). E in un attimo mi sono messo a guardare Giacomo e Tommaso che hanno 11 e 9 anni, che guardano un documentario sul fascismo.
E poi mi è venuto in mente quando la mia nonna mi raccontava le storie dei partigiani. E mi sono venuti in mente i millemila minuti di "istituto luce" che mi sono guardato nella mia vita.
E alla fine ho pensato che se racconti bene una storia funziona, e allora bisogna raccontare delle belle storie.

[Storie di Calabria 5] Locri

Se Cristo si è fermato ad Eboli, a Locri si è rifiutato di passarci.

Sulla superstrada, in direzione Taranto si arriva nella Locride. Il capoluogo della Locride è, naturalmente, Locri. Città tristemente nota per l’omicidio di Francesco Fortugno.

Locri è una cittadina, ed è bruttissima. Una delle città più brutte che mi sia capitato di vedere.

Si entra in città e si apre un dedalo. Le vie sono ritagliate tra una costruzione e l’altra. Le costruzioni sono tutte brutte, senza alcun senso e senza alcuna valutazione dello spazio. Case ed auto, nello stesso caos, convivono senza alcun rispetto. Non esiste un centro, perchè non c’è una periferia. Non ci sono luoghi dove l’occhio possa riposare un continuo susseguirsi di brutture, palazzotti, incroci, vie che si incastrano. Persino il palazzo di giustizia, naturale luogo di pellegrinaggio in terra di ‘ndrangheta, è un pugno di modernità dentro la bruttura.

 Si esce dalla nazionale, si gira a sinistra in una strada stretta, poi la distesa di cemento, brutto e assemblato male. La lugubre Locri la lascio volentieri al suo destino.

[Storie di Calabria 4] Saline Ioniche

Qualche chilometro dopo Reggio si arriva a Saline Ioniche. Saline è una specie di viale con intorno le case, qui le case sono poche, anche se sembrano sempre troppe per uno spazio così ristretto, sono tutte attaccate l'una all'altra e negli spazi tra una e l'altra ci sono baracche, capanni e piccole costruzioni a riempire ogni spazio possibile, in quest'orgia edificatoria senza fine.
I calabresi sono evidentemente un popolo di muratori, evidentemente.
Si vedono affastellate in costruzione i materiali di recupero più varii in un continuum talmente fantasmagorico da apparire affascinante.
Nessuno per strada.
Supero anche Saline e arrivo al bivio.
Sul pilone della superstrada, delimitati con la vernice, ci sono gli spazi per la propaganda elettorale, mica i tabelloni!
Passando sotto la superstrada si arriva ad una stradetta che sembra non portare da nessuna parte. In mezzo a questa stradetta c'è una specie di garitta, evidentemente in disuso, con le assi di legno alle finestre. Una garitta che serviva a governare i flussi di ingresso e di uscita a questa opera, mirabile, dell'immane fame di edificazione di cui si vede traccia ovunque.

Superata la garitta la strada, abbandonata, fa una curva a destra e si arriva ad un enorme spiazzo che da sul mare.

Uno spiazzo, completamente vuoto, grande, ma parecchio grande. Sulla sinistra un molto imponente, di cemento armato, di fronte la spiaggia.
La spiaggia? La spiaggia!
Mi dicono che questo è il porto di Saline. Un, ipotetico, porto turistico. Un, ipotetico, porto turistico che avrebbe dovuto riqualificare la zona.
Io vedo un molo, enorme, di cemento armato. Una spiaggia (con enormi cumuli di sabbia), un piccolo tratto di mare racchiuso da questo molo, una barchetta ormeggiata, una barca in secca abbandonata e, in fondo, una famigliola che prende il sole con l'ombrellone a righe.
Mi dicono che prima hanno fatto la gettata, hanno posato il cemento e costruito il molo, dopo hanno fatto i calcoli delle correnti, dopo. Le correnti fanno si che il porto turistico di Saline, sia diventata una cava di sabbia. Niente riqualificazione, niente turismo, un sacco di cemento su un tratto di mare a dire il vero piuttosto bello.
Quando decidiamo di venire via da questo posto lunare, mi accorgo che il silenzio è assoluto. Si sente il vento, si vede il mare e, la in fondo, dietro la superstrada si vedono anche le montagne. E' un posto magico, da un certo punto di vista.

[Storie di Calabria 2] La Liquichimica

Se arrivi a Saline Ioniche, oltre al porto si vede un enorme cadavere industriale.
Lo vedi già dalla superstrada, c’è la ciminiera, enorme, spenta.
Ci sono anche i silos, tanti.
Dal porto di Saline dietro la raminata si vede bene il cadavere di acciaio di una struttura per l’attracco delle navi.
Una struttura in acciaio enorme, uno scheletrone che cade a pezzi sul mare azzurrissimo della Calabria. E tutto intorno niente e nessuno.
Ci sono i capannoni abbandonati, caseggiati per gli uffici. Tutto vuoto, abbandonato. Crescono le piante, selvagge in un silenzio irreale.
Salendo per la provinciale si gode di una bellissima vista sul golfo e si apprezza l’enormità di Liquichimica. Qualche ettaro di territorio direttamente sul mare, totalmente ricoperto di ruderi, uno spettacolo strano.
In un silenzio irreale, si vedono lotti di lamiera, ad inscenare uno stabilimenti industriale, uno di quegli stabilimenti che hanno fatto grande l'Italia negli anno '60 e '70.
Ma siccome siamo in Calabria, qui la storia è diversa.
Liquichimica ha funzionato un giorno, Un giorno solo.
Il giorno dell’inaugurazione, il giorno in cui i ministri sono venuti a farsi fotografare.
Succedeva 30 anni fa, il giorno dopo si è fermato tutto. E da allora sta lì a consumarsi.

[Storie di Calabria 3] Reggio Calabria dalla tangenziale

Se attraversi tutta Reggio, verso l'aeroporto, passando per la superstrada la cosa più evidente è che ci sono tantissime case, tantissime.
Si dice che la cubatura disponibile sul territorio di Reggio sia almeno il triplo di quella necessaria per il numero degli abitanti.
Le case di Reggio, soprattutto in periferia, sono quasi tutte brutte. Manca l'intonaco, e con buona pace del gusto delle nostre città d'arte, ci sono un sacco di case con i mattoni a vista, però sono i forati, mica quelli pieni, e l'effetto è un po' inquietante.
Un'altra cosa molto particolare è che a Reggio i tetti non esistono, tutte le case sono piatte in cima, i perchè non sono finite, o perchè semplicemente sono finite così, piatte.
Il burlone che ha scritto il piano regolatore deve avere alzato il gomito, oppure, più probabilmente, sto piano regolatore nessuno si è preso la briga di scriverlo, e gli stradini sono corsi dietro ai folli costruttori che hanno edificato, cercando (gli stradini) di portare strade al servizio delle case, sorte nel caos più completo.
Le case, spesso non sono proprio costruite del tutto. Ci sono uno o due piani che sono abitati, si vedono le finestre e i panni stesi fuori, sopra c'è un altro piano, al grezzo, in attesa di una destinazione, non si sa mai.
Ci sono un sacco di case con le occhiaie vuote che ti guardano e tu ti chiedi il perchè.

Uscendo da Reggio non cambia tantissimo. Non si ha l'impressione di essere usciti da un posto ed entrati in un altro, sembra solo che il caos di prima si sia diradato, un po'.

[Storie di Calabria 1] Reggio Calabria è una città lunghissima

Io in Calabria non ci ero mai stato e quando ci sono arrivato ho visto un posto che non mi aspettavo e allora mi sono messo a scrivere le cose che vedevo. E siccome ci sono andato perchè mi hanno detto che c'erano delle cose da raccontare, sono stato piuttosto attento.

Reggio Calabria è una città lunghissima.

Ma lunga che sembra non finire mai, come tante cittadine che messe in fila formano un unico agglomerato urbano, che è poi un po' la storia di Reggio Calabria, riunita per forza per decreto del Duce. Per uno che come me viene dal nord e ha solo sentito parlare della Calabria, Reggio appare un posto molto diverso da come ce lo si aspettava. Ma parecchio diverso. Passeggiare per Reggio, fermarsi in un bar, mangiare la granita al caffè (con panna) è un piacere. Il lungomare è bello, ma molto bello, c'è un sacco di spazio, tutto pulito, arioso. Ci sono degli alberi secolari straordinari, io di botanica ne so poco, ma mi hanno ricordato i baobab che si vedevano nei sussidiari da bambini.

Il corso poi è pedonale, c'è un sacco di gente (le ragazze a Reggio Calabria hanno tutte le tette grosse peraltro) un bello struscio, persone che si incontrano, chiacchierano. Tanti locali, tanti negozi.

Nel centro si può girare tranquillamente, direi che qui non si sente l'esigenza di invocare un'emergenza sicurezza, qui si passeggia tranquilli.

Io a spasso ci sono andato parecchio, e stare seduto al bar a guardare le persone che passano mi ha impiegato più di qualche ora. Stupefacente.

Le atmosfere fosche, quelle dei film e dei libri sembrano proprio prese da un altro posto. Qui si sta bene, si sta tranquilli, qui la mafia non so dove si è cacciata, ma vederla mica la vedi.

Se però come è capitato a me, hai un po' di tempo, e magari un po' di curiosità, e guardi meglio vedi anche delle altre cose. Se passeggi ancora un po' e arrivi fino in fondo al lungo mare, non dalla parte della stazione, da quell'altra, e ti tieni il mare alle spalle, in mezzo a tutto questo nuovo, a tutto questo verde, a tutto questo pulito, vedi un vecchio rudere.

Fa strano una costruzione abbandonata in pieno rigoglio di vita e di ristrutturazione, fa strano perchè affaccia sul mare, perchè è in pieno centro, perchè è una costruzione grigia e dismessa, si vede, da tanto tempo.

E fa così strano che ho chiesto; e mi hanno raccontato.

Un sacco di tempo fa, correvano gli anni '70, in cima a quella costruzione c'era uno splendido roof garden, di proprietà di una famiglia. (Man mano che conosci Reggio impari che tutto appartiene ad una famiglia). La famiglia dei De Stefano.

Una sera, triste, in questo luogo, che si racconta come splendido, i fratelli De Stefano (due fratelli) erano seduti al loro tavolo. Io mi sono immaginato subito una scena tipo quelle che si vedevano ne "La stangata" con Paul Newmann e Robert Redford (bello quel film). Gente elegante, atmosfera decadente, musica soffusa, champagne.

Proprio quella sera triste succede che un cameriere traditore, fa passare un killer, perchè ovviamente la clientela del locale era selezionatissima, e mica potevano entrare tutti. Insomma il killer passa, arriva davanti ai De Stefano, spara e ne ammazza uno (peraltro mi si dice quello sbagliato, ma tanto fa).

Parapiglia disastri e tutto il conseguente. Ma ormai la frittata e fatta e il De Stefano (sbagliato) è morto ammazzato.

Passa il tempo (mica tanto però) il posto chiude, poi viene sequestrato, viene messo all'asta, e poi rimesso all'asta, e nessuno, ma proprio nessuno se lo piglia. E non si capisce perchè, è in un posizione invidiabile, c'ha pure la terrazza, e invece niente.

E io chiedo, e mi si risponde. Eccerto, è un monumento, un monumento al lutto della 'ndrangheta. Quel posto li non si tocca, per nessun motivo.

Mi immagino la fatica che ha fatto il sindaco a convincere i proprietari, almeno, a coprirlo con i tabelloni che pubblicizzano le bellezze di Reggio, mi immagino la faticaccia.

 

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