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E' successo a molti di noi. Volevate creare una via pedonale ma siete stati ostacolati da convincenti predizioni di aumenti di traffico nelle vie circostanti. Mentre molte persone accettano tali predizioni come esatte, in realtà non potrebbero essere più lontane dal vero. Ecco quello di cui avete bisogno per contestarle.
Comincia tutto nella metà degli anni 60 a Greenwich Village, un quartiere di New York. I residenti si trovarono di fronte ad un progetto di grande arteria stradale che avrebbe dovuto attraversare il parco di Washington Square, e i progettisti erano convinti che se questa non fosse stata costruita, la domanda di traffico derivata da un progetto di sviluppo urbano già proposto avrebbe portato il traffico a livelli da incubo.
Ma i residenti non solo riuscirono a fermare il progetto della nuova strada, ma anche a farne chiudere una già esistente. E la profezia di morte e distruzione non si avvero'. I previsti flussi addizionali di traffico non vennero mai generati. E lo stesso fenomeno e' da ritenersi vero in tutta Europa.
Conseguenze sul traffico della riduzione della capacita' stradale: valutazione dell'evidenza. Potrebbe non essere un titolo appassionante da dare a uno studio, ma ha prodotto alcuni interessanti risultati. Condotto da Cairns e altri su richiesta del Governo Britannico, ha esaminato più di 100 casi di strade, piazze, ponti o corsie chiuse o parzialmente chiuse in tutta Europa e altrove.
I flussi di traffico di prima e dopo la chiusura vennero analizzati in diverse località di Gran Bretagna, Germania, Austria, Svizzera, Italia, Olanda, Svezia, Norvegia, USA, Canada, Australia, Giappone... In 41 casi su 49, il totale del traffico deviato su strade vicine era minore del totale del traffico complessivamente scomparso. Così, non solo la riduzione della capacita' stradale non induce congestione, ma e' anche causa di riduzione del traffico complessivo nelle aree circostanti.
La citta' di Norimberga decise ad un certo punto di eliminare il traffico cittadino nel giro di venti anni, cosi' attuo' uno dei piu' grandi progetti di pedonalizzazione mai visti in Germania. Chiusa nel 1988, l'ultima grande arteria stradale che attraversava il centro di Norimberga passava per Rathausplatz, la piazza del municipio. I risultati furono significativi. Non solo le 24.584 automobili che precedentemente passavano per la piazza sparirono, ma, entro il 1993, il 17 per cento del traffico sulle strade circostanti era anch'esso sparito.
Altri esempi riguardano il Tower Bridge di Londra, che fu temporaneamente chiuso nel 1993. Solo il 20% del traffico che lo attraversava si riverso' sui ponti adiacenti; il rimanente 80% semplicemente scomparve. Questo voleva dire che c'erano il 24% in meno di automobili che entravano nel centro di Londra attraverso i quattro ponti sul Tamigi.
Quando le autostrade vennero parzialmente rimesse in funzione in Giappone dopo il terremoto dello Hanshin-Awaji, la ridotta capacita' stradale dimezzo' il numero di automobili che le percorrevano. Anche se una parte del traffico mancante si riverso' su strade vicine, nel complesso si registro' un calo del 26.6% del traffico totale di quell'area.
Restrizioni del traffico nel centro di Bologna diedero come risultato un continuo decremento dei livelli di traffico dal 1972 al 1989, con i livelli del 1989 pari al 50.8% di quelli del 1981. Questa tendenza si fermo' nel 1989, "probabilmente per uno scarso controllo da parte della polizia urbana" suggeriscono i ricercatori.
Cosi', dove se ne va tutto il traffico? Cairns e colleghi sostengono che avvengono molti cambiamenti nel comportamento in occasione del variare delle condizioni stradali. Persone che usavano l'"area trattata" regolarmente si convincono a cambiare percorso, orario (quando le restrizioni si attuano solo a determinati orari della giornata) o mezzo di trasporto. La maggior parte di loro non uscira' e vendera' la propria auto non appena la loro strada verra' pedonalizzata. Quindi, come dimostrano i dati, i cambiamenti avvengono, benche' "ad una velocita' che e' la stessa dei cambiamenti in altri aspetti importanti della vita di ognuno". Questo per coloro che usano l'area regolarmente. La ricerca ha anche evidenziato che "spesso piu' del 30 per cento" (e anche fino all'80% per studi che riguardano il lungo periodo) delle persone che usano la strada "dopo la cura" e' diverso dalle persone che la usavano "prima della cura". Questo e' parzialmente dovuto al caso, ma anche perche' molte persone tendono a cambiare o casa, o luogo di lavoro, o il numero di automobili possedute, stipendio o altro anche entro il primo anno. Sono queste persone, che non hanno ancora preso determinate abitudini che si adeguano piu' velocemente alle nuove condizioni. Il che spesso significa non utilizzare l'auto.
Benche' il risultato finale conseguente a misure di restrizione del traffico si realizza nel giro di 5-10 anni, l'impatto piu' grosso si verifica negli anni dal primo al terzo. Lo studio rileva che un periodo relativamente corto di caos da traffico si verifica spesso (ma non sempre), nei primi giorni del cambiamento, ma il "caos da traffico" o la paralisi sono rare e non durano mai più di qualche giorno. Dopodiche', non solo la paralisi cessa, ma molto spesso anche i livelli di traffico sulle strade vicine scendono, lasciando a volte gli esperti un poco sorpresi. La ricerca cita un commento caratteristico: "il traffico e' scomparso e non sappiamo dove e' andato".
COME CREARE TRAFFICO
Ridurre il traffico. È il leit-motiv più popolare alla base della costruzione o all'allargamento di strade e tangenziali. È un argomento molto difficile da controbattere, a meno che non siate armati della lampante evidenza che un aumento della capacità stradale causa solo un aumento del traffico. Ecco perché costruire nuove strade è una brutta idea.
"Chi semina strade raccoglierà traffico" è stato un modo di dire molto comune tra i pianificatori del traffico per molti anni fino ad oggi. Ciò non dovrebbe sorprendere, eppure ci sentiamo continuamente ripetere il contrario - che in qualche modo, quasi come per magia, nuove e più ampie strade ridurranno la congestione. A Lione, la principale autostrada francese che collega il sud al nord del paese, attraversa il centro della città. Fino al 1992 c'erano quasi 100mila auto di passaggio al giorno, così il Comune decise di costruire una tangenziale in grado di "alleviare il traffico". Oggi ci sono 80mila auto al giorno sulla tangenziale e 90mila sulla vecchia autostrada. A fronte di una diminuzione del 10% sulla strada più vecchia, abbiamo un aumento complessivo del traffico del 70%.
E in tutto il mondo il risultato è lo stesso - costruite e il traffico aumenterà. Bressey e Lutyens raccontano che nel 1938, come venne inaugurata la Great West Road inglese,"questa si trovò ad affrontare un volume di traffico 4,5 volte superiore a quello che in precedenza correva lungo la vecchia strada, la quale, peraltro, non fece registrare nessuna diminuzione del numero dei veicoli che la percorrevano, e da quel giorno c'è stato un continuo incremento della circolazione su entrambe le arterie... Queste cifre servono ad esemplificare la maniera con la quale nuove strade inducono nuovo traffico".
Questo non è comunque un concetto condiviso a pochi ricercatori radicali. "È lampante che la costruzione di nuove strade - o di altre infrastrutture - può effettivamente incoraggiare la gente ad utilizzare la nuova capacità addizionale per viaggiare di più" recita l'interno di copertina del rapporta sulla Mobilità indotta dalle infrastrutture della Conferenza Europea dei Ministri dei Trasporti. "Gli esperti non hanno più alcun dubbio che la mobilità indotta sia un fenomeno molto concreto".
Nuove o più ampie arterie non creano esattamente nuovo traffico, ma certamente lo permettono, permettendo in questo modo lo sviluppo di quel modello che prevede che sempre più persone abitino sempre più lontano dalle loro destinazioni abituali.
Il traffico attuale in Inghilterra, per esempio, non avrebbe mai potuto adattarsi, per spazi e tempi, alla infrastruttura stradale del 1950. Certamente altri fattori hanno contribuito all'aumento della proprietà e dell'utilizzo dell'automobile, ma si tratta di un problema tipo "l'uovo o la gallina" - l'aumento cioè non avrebbe mai potuto avere luogo senza il contemporaneo sviluppo stradale e un progressivo ridimensionamento del trasporto pubblico.
In molti degli esempi che seguono, i ricercatori sono stati anche in grado di dimostrare che lo sviluppo stradale è stato il principale fattore della crescita del traffico, significativamente più grande della crescita economica o del traffico nelle aree circostanti.
La circonvallazione M25 venne inaugurata intorno a Londra nel 1986. Nel 1992 doveva sopportare un volume di traffico del 55% maggiore del precedente. Questo nonostante la crescita della circolazione in aree simili era stata compresa tra l'1 e il 3% all'anno, lasciando un 30-45% di traffico senza spiegazione.
Risultati simili furono registrati anche per il Northern York Bypass, l'M62, l'M11 e l'A316. Ma questi sono solo cinque esempi. Il rapporto del 1994 del SACTRA riportava 151 casi esaminati in Gran Bretagna e concludendo che il "miglioramento" medio delle strade porta ad un aumento del traffico del 10% nel breve periodo e del 20% nel lungo. In altri 85 casi, il rapporto arrivava alla conclusione che aggiungere una bretella di bypass causa un aumento del traffico del 25 per cento rispetto ai precedenti flussi registrati sulle arterie bypassate.
Il rapporto sulla mobilità indotta comprende una dettagliata casistica proveniente da Spagna, Francia, Germania, Austria, Regno Unito e Svezia. In Spagna, i volumi di traffico sui collegamenti tra Madrid e Bailen e tra Bailen e Grenada aumentavano ogni anno di circa 700 vetture al giorno tra il 1987 e il 1990. Nel 1990 ci fu una recessione, e il numero dei veicoli si stabilizzò. Ma nel 1992 venne completato il potenziamento del tratto Madrid-Bailen e i flussi di traffico fecero un balzo del 147,6% rispetto ai precedenti livelli nel giro di due anni. Nel 1995 i volumi di traffico sulla vecchia Bailen - Grenada erano ancora costanti, mentre aumentavano a una velocità più che doppia che in precedenza sul tratto Bailen - Madrid. Questo tasso di incremento era notevolmente più alto della crescita economica.
Il rapporto rilevò anche sensibili aumenti nei volumi totali di traffico quando venne costruita la tangenziale ovest intorno a Stoccolma e quando il Tunnel di Arlberg fornì una valida alternativa ai ripidi passi montani austriaci.
Negli USA uno studio su 30 aree urbane della Università di California stabilì anche che ad ogni incremento dell'1 per cento della lunghezza totale della rete stradale corrispondeva un aumento dello 0.9 per cento dei volumi di traffico, smentendo i pretesi effetti decongestionanti delle nuove strade.
Ormai c'è un largo consenso tra i ricercatori dei trasporti: aumentare la capacità stradale incoraggia sempre più persone a guidare di più e più spesso. È come provare a curare l'obesità allargando la cintura.
Sul Piccolo di Trieste, in un boxino in prima pagina, si legge che sono concesse le attenuanti agli ultrta’ della triestina, in lutto per il 25 aprile.
Stesso problema a Torino, ma gli juventini sono senza attenuanti.
C’e’ da domandarsi il perche’, viene da dire ma lo straordinario equilibrismo della giustizia sportiva ci dice che, siccome il 25 aprile non ha rappresentato la liberazione per Trieste bensi’ l’arrivo delle truppe di Tito, beh allora si puo’ essere un po’ in lutto. cioe’ non del tutto in lutto perche’ un po’ di multa si paga uguale, pero’ meno degli altri fascisti in lutto.
Non so com’e’, ma non mi viene per niente da ridere, non solo, mi sembra che siamo diventati tutti matti... cosi’ per trinciarla grossa mi verrebbe da dire “in che mani siamo?”.
Analizziamo la vicenda il giorno 25 aprile si giocano alcune partite di calcio tra cui una e’ triestina modena, l’altra e’ juventus lazio. nel primo caso viene esposto uno striscione con la scritta “lutto nazionale”, nell’altra lo striscione recita “25 aprile festa dei traditori d’italia”.
Comincerei col dire che questi tifosi sono delle belle lenze, insomma una volta ci si limitava ad insultare l’arbitro (impropriamente anche la mamma o la moglie dello stesso), il patron, che non patronava abbastanza, l’allenatore che non allenava bene, l’attaccante che non attaccava e via cosi’. Oggi invece si passa alla fine satira politica, che insomma non si capisce bene cosa ci azzecchi con lo stadio, ma tant’e’. La cosa a mio modo straordinaria, e’ invece quella di pesare l’insulto e l’offesa, e quella di cercare attenunanti un po’ fuori dal mondo e dalla sensatezza.
Resta un fatto, (Trieste o no, Tito o no, e non ci possono essere giudizi di valore un dittatore sanguinario bianco rosso giallo o verde resta un dittatore sanguinario) da domani si potra’ dire che la festa della liberazione che e’ solo un simbolo e non una data certa, come si sa l’italia non e’ stata liberata tutta insieme, non e’ uguale per tutti. E in funzione del luogo i fascisti potranno dare degli assassini ai partigiani un po’ si e un po’ no.
Inoltre, ed e’ la cosa piu’ grave, la famosa apologia di fascismo non e’ piu’ un problema, e soprattutto, in fondo, si crea nella giurusprudenza un varco straordinario per sconti di pena equilibristici, ed infine, ed e’ forse la cosa piu’ grave, finisce alla ribalta delle cronache, peraltro sportive, che vengono assolti, de facto condonati, ma quello che conta e’ il messaggio, quanti sostengono che la liberazione in Italia piu’ o meno non c’e’ stata.
Un bel passo avanti nel revisionismo...
“continuiamo cosi’, facciamoci del male”
Nanni Moretti in “Bianca”
quest’oggi tutti gli organi di informazioni sono stati assolutamente caricjhi di indicazioni, informazioni, speculazioni, approfondimenti sulla questione della morte di Antonio Calipari.
il tutto nasce anche dalla naturale stizza nei confronti degli americani che, con uno stile tipicamente coloniale, gestiscono la vicenda a suon di omissis, e da qui la vicenda piuttosto comica degli omissis cancellati un po’, e un po’ no.
Ne sono uscite di tutti i colori: interventi seriosissimi del sottosegretario alla difesa a Radiopop, alla parodia piuttosto amara di Alessandro Robecchi sul Manifesto, resta un fatto quello che era il segreto di pulcinella e’ saltato fuori, non e’ cambiato nulla, i vari uffici stampa si sono arrampicati un po sui vetri ed e’ finita li’.
I commenti possibili sono piu’ o meno infiniti, resta il fatto che ancora una volta le super tecnologie franano in un nanosecondo grazie all’improvvido intervento dell’ultimo dei precari che, sottopagato, sottoformato, minimanmente motivato, voleva solo fare in fretta.
Potrebbe essere un manifesto, una sorta di paradigma di un sistema che non funziona, non perche’ sia andata cosi’ ma di certo *potrebbbe* essere andata cosi’.
8.45 am John Smith 34 anni, laureato con figlia a carico e moglie disoccupata varca la soglia del pentagono.
Dopo la laurea, un master in comunicazione e giornalismo ed una esperienza fallimentare alla sezione necrologi del Washington Post, viene assunto con un contratto a termine al pentagono per fare revisione di testi.
Riguardo al caso Calipari/Sgrena, a parte un po’ di chiasso iniziale che ha coinvolto tutti, non ha seguito pressoche’ nulla, e’ convinto che gli americani non debbano continuarer a stare in Iraq, ma e’ in buona compagnia, niente di strano.
Ore 9.00 am John riceve, dopo una serie di passaggi complessissimi, al punto da non conoscere mai chi fa partire i documenti che lui revisiona, un verbale che e’ stato abbondantemente tagliato e ritagliato. Uno stupido formato PDF (totalmente immodificabile, che pero’ nell’ultima versione, consente di acquisire come testo, perdendo cioe’ tutte le formattazioni, quanto inserito nei documenti di questo tipo) che lui deve solo leggere prima che venga reso pubblico, in modo da verificare che i tagli non ledano complessivamente il senso delle frasi e che rimanga un barlume di comprensibilita’ in quello che resta, in modo che non si capisca troppo, ma nemmeno troppo poco.
Un lavoro banale, rilettura di un verbale, verifica di soggetto complemento e verbo e via.
Il lavoro finisce sotto il mucchio, per ragioni di sicurezza nessuno da enfasi al documento, e’ un verbale come tanti, un incidente di guerra.
Ore 12.54 pm John, dopo 39 pagine di revisione di documenti noiosissimi e perlopiu’ incomprensibili lo affronta. Non capisce quasi nulla, tempi di reazione, spari, bossoli per terra, roba noiosissima, effettua rapidamente la revisione.
Ore 1.42 pm terminato il lavoro senza evidenziare nulla restituisce vie e-mail il testo, funziona, e’ pubblicabile.
Nella risposta John Smith dichiara il testo “pronto per la pubblicazione”
Ore 1.43 pm il testo rivisto finisce sia la responsabile dell’intelligence che al responsabile dei servizi informatici. Il primo, regolarmente assunto e’ gia andato a mangiare, il secondo ha avuto una giornataccia, ha fame prende il testo, legge la dicitura, legge i destinatari, e, senza troppo approfondire interpreta la presenza del responsabile dell’intelligence tra i destinatari, come un assenso, e semplicemente pubblica. Lo pagano per questo.
Peccato che Adobe interpreti il nero che cancella indelebilmente le parole scritte sotto come una formattazione volta ad evidenziare, e non a cancellare, peccato che un giovane freelance italiano (che stava lavorando anche il giorno del primo maggio) decide di prendere quel testo e di copiarlo nel suo blog, facendo un banalissimo copy & paste, con un altro programma di gestione testuale che, come per incanto fa saltare le formattazioni, rivelando quanto, non era mai stato cancellato.
Si, lo so che non e’ andata cosi’, che e’ un po’ fantasiosa, ma a me, fin da piccolo, e’ sempre piaciuto dare la colpa al sistema :))
"Governare e’ far credere". Niccolo’ Machiavelli