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Appunti per la mia didattica

Questa faccenda dell'"erotica dell'insegnamento" mi ha colpito parecchio.
Da anni durante le mie lezioni utilizzo il lemma "sexy" per definire talune scritture e altre storie. Ho sempre condiviso una visione estremamente corporea del sapere. Un sapere che si fa carne e sangue nel godimento dello studio.

Massimo Recalcati ne fa una trattazione colta, dotta, ma fruibile, persino per chi, come me, ha una competenza piuttosto tangenziale degli aspetti psicologici e psicanalitici.

Userò le sue parole per raccontare intuizioni che ho vissuto in questi anni di docenza, intuizioni che Recalcati, meglio di me è in grado di sistematizzare.
Drammi privatissimi trovano posto nel circo dei talk show, una cattiva retorica pedagogica sostiene la necessità infinita del dialogo: si può dire e parlare di tutto senza alcun limite…
… Le parole che diventano “solo parole” sono parole che hanno perduto il nesso etico che le vincola alle loro conseguenze…
… La parola non è mai solo una parola, perché trasforma, plasma, genera la vita.
Al netto della polemica, un po' banale, sulla tv spazzatura, mi interessa qui approfondire il concetto di responsabilità della parola, parola che rappresenta (in senso etimologico), parola che determina costruzione di senso.
Noi non usiamo semplicemente le parole, ma siamo fatti di parole, viviamo e respiriamo nelle parole…
 
L’impatto con i corpo della parola è sempre un incontro erotico. Se la parola sa incarnarsi in una testimonianza - se chi parla mostra che quel che dice ha un rapporto stretto con la vita del desiderio, se chi parla parla a partire dal proprio desiderio - gli oggetti del sapere acquisiscono lo spessore erotico di un corpo, si libidicizzano, si animano.
E qui la declinazione sulla responsabilità della parola scivola sulla responsabilità del docente, che usa la parola, la consegna, cercando di ridurne l'impatto veritativo, alla ricerca di una proposta di senso.
Una proposta che non scada nella scorciatoia, che Recalcati definisce fondamentalismo. La scorciatoia della cristallizzazione dei concetti.
È il rischio fondamentalista che corre ogni insegnamento scolastico: ridurre la possibilità aperta della risposta a una sola risposta possibile, richiudere l’apertura del mondo, appiattire la verità sul sapere già saputo.
E ancora, il punto non è offrire una competenza definita e definitiva, un sapere che invece di farsi nella relazione rappresenta una sorta di "passaggio di consegne", come se il docente dovesse riempire un lungo modulo con le competenze necessarie.
Socrate punta a mostrare che il sapere non è affatto un oggetto contenuto nel contenitore dell’Altro, ma l’effetto di un percorso che ogni soggetto è tenuto a sapere in proprio, senza che esista, a garantirlo, un tracciato definito a priori… Il sentiero si fa solo bel movimento di chi lo percorre, perchè non esiste prima di esso.
 
Se il maestro non sa tacere il proprio amore, rischia di esigere, volontariamente o meno, che l’allievo segua le sue orme, che diventi ciò che lui si attende. Solo tacere l’amore può svuotare il luogo dell’Altro di ogni attesa e permettere al soggetto di incamminarsi per la propria via.
E infine, in modo puntale ed evocativo, citando anche Riccardo Massa Socrate viene paragonato ad un "corruttore" parola che di acchito mi porta a Mangiafuoco e al paese dei balocchi, ma in realtà offre una ricca suggestione della forza, espressa o meno, del docente che accompagna gli studenti in un percorso di scambio.
Perché vi sia desiderio di sapere è necessario un contagio, un incontro con un testimone di questo desiderio…
Socrate in quanto educatore è molto più corruttore che maieuta. O, perlomeno, è in quanto oggetto di amore da parte dei giovani, anziché sedotto da essi, come può fungere da ostetrico e formatore.
E il sapere, a questo punto desiderato è un percorso, un percorso quasi iniziatico, che permette allo studente di aprire la sua strada, di percorrere la *sua* via, a partire da un sentiero tracciato ma non blindato.
Sapere infatti non significa solo accrescere le conoscenze, potenziare la propria istruzione, ma anche, e soprattutto imparare ad aprirsi all’apertura del desiderio, aprire attraverso questa apertura altri mondi rispetto a quelli già conosciuti. Per questo l’erotica non può mai essere situata in alternativa alla didattica.
Il maestro non solo conduce lungo le strade che non si conoscono affatto, ma, soprattutto, come ci indica il gesto di Socrate, muove il desiderio del viaggio.
E infine, l'ultima chiosa ci riporta al lavoro quotidiano, alla costruzione della "cassetta degli attrezzi" che, al di là dei voli pindarici rappresenta uno dei pezzi significativi del lavoro del docente.
Il maestro invita i suoi giovani allievi a prendere contatto con le lettere, a sceglierne alcune,a comporre ciascuno a proprio modo il mistero della parola. Non è questa la funzione insopprimibile della scuola e di ogni insegnamento? Non offrire un sapere saturo, dunque già morto, ma gli strumenti, gli attrezzi, le parole per realizzare la propria ricerca, il proprio stile, la propria frase?

When it finally dropped I was less than impressed. The songs ran together, not in a good way, and felt incredibly boring and lacking anything to draw me back like the EP write my paper for me is a great essay writing service.

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