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"Non credo che Camus possa essere iscritto nella categoria dei rompicoglioni, non fosse altro perche', ne' ovvio ne' banale, difficilmente buca al puto di meritarsi il nazionalpopolare appellativo".
Dall' introduzione di Giacopini.
Camus, in tutto il libro chiede,urla, impone di pensare; di non accontentarsi, di cercare di leggere la filigrana del mondo.
I testi (13) coprono un periodo di una decina d'anni (1945, 1956), anni caldi, addirittura roventi, con in atto la ricostruzione post-bellic
Gli esseri umani interagiscono, e' necessario.
Queste interazioni sono legate al modo con cui ogni singolo si pone, sia attivamente che positivamente.
Margherita Pagni analizza questi atteggiamenti, li chiarisce e offre spunti per l'ascolto, la lettura e la gestione dei rapporti tra esseri umani.
Ci serve imparare a stare attenti perche'vanno colti (e governati) i segnali non verbali, la parte preponderante di qualsiasi messaggio.
da un po di tempo, insieme ad alcune associazioni che si occupano di freelance, autoimprenditori, profesisonals ecc.
Susan mi segnala questo ulteriore tassello nella ricerca della verita' sui fatti di Genova.
Sembra una specie di incubo eppure pare proprio sia vero.
Quando tanti anni fa vidi il film "La notte delle matite spezzate" pensavo si trattasse di fatti orrendi, e lontanissimi da noi.
Ideona del governo: incoraggiare chi ha tanti figli a farne ancora
Dal "Corriere della sera" di oggi:
Cercavo una visione della metropoli, ho trovato molto altro.
Tre storie, un po' gialli, un po' romanzo psicologico.
Sono storie che fanno cadere il lettore in un baratro di nulla, una camera stagna di sofferenza, un labirinto dove si perde il senso.
L'io diviso viene raccontato nei minimi particolari, sofferenza e limite non esplodono mai, rimangono in un limbo di non finito, un mar dei Sargassi dove si e' condannati a perdersi senza redenzione.
Noi andiamo dove i camions della grande grande distribuzione non ci portano, e finché i nostri libri non impareranno a volare da soli, li accompagneremo noi
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Credo che in ciascuno di noi sia fortissima la richiesta di simboli. Senza simboli vengono meno molti aspetti ancestrali, senza qualche forma di spiritualita' l'uomo e' troppo solo e vuoto di fronte alla sofferenza e al dolore. I simboli sono importanti ed e' necessario coltivarli.

Hanna Harendt, al'indomani della seconda guerra mondiale e dell'olocausto, parlo' in un testo straordinario della "banalita' del male". Volendola, immodestamente parafrasare, penso che oggi sia necessario porsi il problema della "dicibilita' del male".
L'uomo contemporaneo soffre ma mancano le parole per raccontarlo.
La storia ci insegna che le permanenze non sono di questo mondo; l'evoluzione e' naturale, necessaria, auspicabile.