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Considerazioni sul "partito" di Beppe Grillo

Mi ricordo all’inizio degli anni ‘80 un giovane comico, con la barba e una gran massa di capelli ricci, che dagli schermi della RAI faceva ridere gli italiani con “te la do io l’America”, era il resoconto di un suo viaggio in cui stigmatizzava i vizi degli USA. Il format era molto divertente, lui molto ficcante, il risultato eccellente.
Qualche anno dopo, prima di tangentopoli, ma con la politica un po’ scricchiolante, andò al festival di Sanremo, non per cantare, ma per fare un intervento a modo suo, pungente e graffiante. Se la prese, in malo modo, con l’allora PSI di Craxi, mal gliene incolse e si giocò la possibilità di fare il suo lavoro in RAI. Fu un’espulsione in piena regola, fece meno clamore di quelle più recenti perpetrate dall’attuale presidente del consiglio, ma fu a tutti gli effetti un’epurazione.
Non c’erano santi in paradiso, evidentemente, e ai tempi la politica non era pronta ad accogliere i comici nelle sue fila e quindi quel comico (che ovviamente era Beppe Grillo) fu semplicemente tagliato fuori.
Continuò a lavorare e cominciò ad occuparsi di temi ambientali, per moto tempo vagheggiò e propose soluzioni ad elevato valore aggiunto ecologico. Lo si ricorda davanti ai cancelli dell’Alfa di Arese ad arringare ai lavoratori, sparando a zero contro la FIAT, parlando della sua ricetta di un auto ecologica che avrebbe consentito di risanare un’azienda che da li a poco sarebbe stata chiusa.
Poi cominciò la sua discesa in campo, dalle colonne del suo blog, per anni tra i più visitati e letti d’Europa ricominciò a parlare di politica. Lanciò un progetto da un palco a Bologna, una raccolta di firme, un progetto di legge per ripulire la politica.
Tante firme, tanto clamore e poi per vizi procedurali non se ne fece nulla.
Erano i tempi del “V-day”.
A seguire ci furono le liste a 5 stelle, fatte da cittadini e “certificate” dallo stesso Grillo, che dovevano portare una democratizzazione della politica.
Infine la penultima uscita fu la sua candidatura a segretario del PD. La ratio era precisa, riempiamo con 5 contenuti la scatola vuota e vediamo cosa succede.
A parte una visibilità personale per il comico non successe nulla, il PD rifiutò il suo ingresso, in modo decisamente poco avveduto, lui fece l’offeso e la cosa finì li.
Oggi sulle pagine di Repubblica leggo che Grillo lancia il suo partito per le prossime regionali.
Un partito a 5 stelle, si chiamerà “Movimento di liberazione nazionale”.
Grillo si contraddice, il giorno del V-day disse che un partito non lo voleva fare, ma del resto, qualsiasi movimento senza leader non va da nessuna parte. Questo movimento poi ha un “non leader” molto ingombrante.
Leggo però che al momento l’aspirante partito può contare su 23 consiglieri comunali e 6 consiglieri di circoscrizione.
Dopo anni di “lotte” e migliaia di persone in piazza, dopo presenze in televisione e sui giornali così qualificate, dopo anni di palchi con platee stracolme, mi domando se non sia un risultato poco soddisfacente, se l’obiettivo è la politica rappresentativa, mi sembra che questa rappresenti poco.
Grillo era simpatico e divertente, poi ha messo un loop su alcune questioni, ne ha fatto il refrain di tutte le sua apparizioni. Ha il dono di fare comizi divertenti ma alla fine dopo che le persone hanno riso, e hanno concordato sui grandi temi, tornano a casa, e votano altro.
Ma allora non sarà che Grillo decide di essere funzionale a qualcos’altro o a qualcun altro? Non sarà che alla fine dell’era dei partitini si cerca di tirarne in piedi un altro che, senza alcuna velleità di ottenere risultati, mira a portare acqua a qualcuno sfruttando la buona volontà delle persone che vorrebbero cambiare le cose?
E’ evidente che Grillo consolida la sua popolarità, è evidente che il suo sostegno a Di Pietro non è in discussione, e quindi, il senso dell’operazione è concreto o mediatico?
Grillo non risponde mai e figuriamoci se risponderà a me, certo che in tutta questa faccenda non mi sembra tutto chiaro.
L’alfiere della politica pulita, il cantore della democrazia diretta, mi sembra che, per mettere a frutto visibilità e consenso, sia costretto a piegarsi alle logiche che stigmatizza da sempre.

Beppe, a finalmente capito che nonostante le tante iniziative a partire dai due v day , le liste civiche(lente per loro natura ad ottenere risultati immediati)etc. l’unico modo di rendere repentino ma sopratutto reale un eventuale cambiamento di rotta del paese che ci sta portando dritto dritto verso gli scogli è un una sua diretta discesa in campo , anche tra l’altro per avere più visibilità tra quelle persone che poco ho per nulla (in un paese dal forte digital divide)sentono parlare di lui …ma sopratutto delle sue piu che concrete proposte politiche e non.
PS : non vi era nessun vizio di forma nella raccolta di firme durante il primo v day (quello di Bologna x intenderci, il vizio di forma se cosi lo vogliamo chiamare riguardo la raccolta firme del secondo v day) il primo referendum fù assolutamente regolare ...un pò meno regolare (...e qui si qualche "vizio" c'è riguarda la commissione che si occupo con ben due anni di ritardo , delle trecentocinquantamila firme raccolte e per di più disattese dalla commissione stessa visto che ancora non sono stati in grado ? di fornire una data di discussione della stessa al proponente :tale Giuseppe Grillo

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