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Coprifuoco polmonare Alessandro Robecchi "Il Manifesto" 22-01-06

Coprifuoco polmonare
ALESSANDRO ROBECCHI
Chiedo scusa se parlo di Milano. L'argomento non è divertente, né
piacevole: è un asfissiante mix tra una città desolata ed ex-ricca e l'impennata delle malattie polmonari dei suoi abitanti. E' una pochade immonda tra l'inanità di amministratori della città-azienda (forzisti, fascisti, leghisti, con un sindaco impresentabile) e gli inquilini del condominio che non riescono più a respirare. E' un caso palmare, evidente e spaventoso di come la salute sia oggi a Milano una questione di portafoglio, di disponibilità economiche. Salute di classe, né più né meno. Dice il noto pneumologo: «Chi ha la fortuna di avere una seconda casa se ne vada dalla città almeno nei week-end». E anche: «Evitate lo sport all'aperto». E ancora: meglio che bambini e anziani se ne stiano in casa durante le ore di più intenso traffico (cioè sempre, a meno che i bambini non vogliano uscire alle due di notte). Coprifuoco polmonare. Nei primi venti giorni di gennaio si sono presentati per farsi visitare per complicazioni respiratorie (tosse, bronchiti, polmoniti, occhi arrossati e peggio) il 25 per cento di milanesi in più rispetto all'anno scorso. Nel 2005 le soglie di emergenza per le polveri sottili (pm10) sono state superate per la bellezza di 151 giorni, l'Unione europea che ne consentirebbe «appena» 35 all'anno. I primi 19 giorni di gennaio hanno visto un solo giorno sotto le soglie di pericolo: gli altri 18 giorni i milanesi si sono avvelenati con le loro stesse auto. Il limite consentito di milligrammi di polveri sottili per metro cubo d'aria (aria?) sarebbe di 50, le centraline di rilevamento sono arrivate a contarne 231, oltre quattro volte il massimo consentito. E' un bollettino di guerra, è un «tragico bilancio», è un deliberato attentato alla salute pubblica. Non è esagerato dire che chi amministra la città (ma la cosa è ampliabile alla Regione di quel Formigoni che «difende la vita») sta tentando di ucciderci tutti, di avvelenarci, noi e i bambini, e i vecchi e tutti quelli che hanno il naso per respirare. Più che di politica si tratta di questo: tentato omicidio selettivo di chi non ha una seconda casa fuori città, pulizia etnica per i meno abbienti, Zyklon B. Si avvicinano le elezioni amministrative, c'è qualche risveglio. I fascisti fanno qualche gazebo (a loro rischio respirando all'aperto) e distribuiscono questionari «sul traffico». Cavallo di battaglia: ridurre la larghezza dei marciapiedi per posteggiare meglio. Astuti come faine. Formigoni chiede all'Unione se per caso durante le sue primarie vuol far votare ai cittadini (dell'Unione) una scheda che scimmiotti un referendum sulle targhe alterne, anche se evidentemente non avrebbe alcuna validità. L'assessore al traffico Goggi (Forza Italia) dice di aver portato a termine il suo programma, ma le cifre sono lì da vedere e se il programma era di avvelenarci ebbene sì, ci sta riuscendo alla grande. Ogni volta che si parla di blocco del traffico o di targhe alterne i commercianti milanesi (una delle molte lobby potenti della città) si inalberano e denunciano l'attentato ai loro affari. Chi viene a lavorare da fuori si sobbarca ritardi eterni su treni che sembrano usciti da film western, oppure usa la macchina. La questione dei parcheggi (molta parte del traffico è un nervoso girovagare prima-seconda-prima-seconda in cerca di parcheggio) si risolve come sempre in questa città: i soliti affarucci speculativi naturalmente «con l'apporto dei privati». All'arrivo dell'euro Milano è stata la prima città - veloce come un fulmine - ad aver aumentato il biglietto dei trasporti pubblici di quasi il 30 per cento, il che farebbe pensare che il tentato omicidio dei milanesi è assolutamente premeditato.

Tutti sanno perfettamente che quel che serve è un intervento complesso e strutturale, che superi la centralità dell'auto, mentre tutti i rimedi consigliati (comprate auto euro 4! Fate parcheggi! A morte i non catalizzati!) non fanno che aumentare il parco veicoli. Si tratta di politica, insomma, di salute pubblica e del diritto di vivere anche senza il privilegio di emigrare durante il week-end. Si tratta di abolire una forma classista di sopravvivenza urbana. Parole grosse, in una città che spiana quartieri popolari per costruire grattacieli e che non trova un posto per qualche decina di rifugiati politici. E suggerirei di non farsi soverchie illusioni sulle prossime elezioni amministrative dato che anche mandando a casa gli attuali avvelenatori, non si vedono all'orizzonte ricette drastiche e nuove filosofie di vita. Tra polmoni e barbarie, si sceglierà forse (se va bene) una modica quantità di barbarie. E i milanesi se la aspireranno tutta, avidamente, in coda nella loro camera a gas. (alessandro robecchi)

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