www.flickr.com
Elementi di lele_rozza Vai all'album di lele_rozza

degli amici 'ntelligenti

una volta facevo il pendolare con un caro amico, che poi e' stato coinvolto in un progetto importante a Pavia e ha smesso di viaggiare verso Milano. Adesso faccio il pendolare da solo (insieme agli altri soli che riempiono il treno con me).
In un anno di viaggi (per quanto brevi) si finisce per dirsi tante cose, si finisce per condividere pezzi significativi di vita.
Ovviamente continuiamo a sentirci e continuiamo a raccontarci storie, a condividere riflessioni, son regali belli e gli amici, sempre piu', sono merce rara.
Non sono mai riuscito a convincerlo a scrivere, ho anche provato ad aprirgli un blog, ma la cosa non ha funzionato.
Ieri pero' la giornata e' stata sufficientemente triste e terribile, per la democrazia, per il buon senso e per la civilta' che ha scritto una cosa, me l'ha mandata, e io la pubblico.
Sono completamente in sintonia, e mi piace molto la metafora dei puntini.

Buona lettura

dell'unire i puntini da uno a quaranta.

Ho sempre trovato divertente il gioco che si trova nelle prime pagine della Settimana Enigmistica, quelle che i grandi lasciano fare ai bambini, dove bisogna ricavare la figura nascosta in un riquadro pieni di puntini sparsi, seguendo la sequenza dei numeri a fianco di alcuni di essi. Da uno a quaranta, appunto.

E una volta grande, quando l’esercizio di tracciare rapidamente i tratti di penna è diventato troppo facile, ogni tanto, trovata una Settimana Enigmistica incustodita, quasi di nascosto, mi metto lo stesso a fare quel gioco elementare, per riassaporare il senso di anticipazione e la curiosità di scoprire lo strano spigoloso disegno che ne risulta e quasi sempre sorprende.

Perché in fondo il bello è questo, bisogna arrivare a finirlo il tracciato, non si riesce mai ad intuire il disegno finale se non arrivati agli ultimi puntini, ed il divertimento sta lì, nell’immaginarsi dopo ogni puntino un’ipotesi sulla figura che si sta formando, che il successivo tratto di penna immancabilmente dissolve.

Provo a fare il gioco oggi, ma in un modo diverso, usando come puntini alcune notizie, sparse tra le tante che internet propone, uniti dall’appartenere non ad una sequenza di numeri ma ad una medesima logica.

Percorro ad uno ad uno, partendo dall'ultimo, i primi punti già uniti, che cominciano a lasciar intravedere la forma della figura.

Quattro, il voto al senato, che oggi ci rende finalmente liberi. Liberi di rifiutare cure ed assistenza.

Tre, una cosa piccola, a Turate, quasi pittoresca, l'istituzione dell'ufficio delazione.

Due, nel silenzio totale, un ex-poliziotto, devoto del culto della personalità, è l'unico che dice qualcosa.

Il punto uno però è questo.
Tre balordi annoiati, per cercare un'emozione forte, hanno dato fuoco ad un essere umano, non scelto a caso, un indiano, un non italiano, un povero.
Un diverso. Che non è uomo, ma oggetto, e quindi si, ci si può anche giocare.

Eh sì, non c'e' più lo stesso gusto, è troppo facile vedere la figura che si sta formando.

E' la forma della fobia dell'altro, è la volonta politica di sfruttare questa fobia, è la mancanza di voci contro questa volontà.
E' la forma di mio figlio che si ammala, perchè il compagno di scuola è un rom il cui padre ha paura, e non lo fa curare.
E' la forma di medici con un enorme potere, il ricatto del silenzio, su legioni di disperati.
E' la forma di cladestini per cui la galera italiana è meglio della libertà in patria.
E' la forma di un ghetto, di vetri rotti e di treni senza finestrini diretti verso il nulla.

E' una figura che non mi piace, una fantasia che mi disturba, ed io non voglio giocare più.

E, per la prima volta, lascio il disegno incompiuto.

Ah, l'autore e' Paolo Verri

Tag Technorati: , , , , ,

[...] Qui qualche ulteriore (e condivisibile) spiegazione. Altrettanto si può dare qui. [...]

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
Realizzato con Drupal, un sistema open source per la gestione dei contenuti