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degli incontri

La mattina prendo il treno, dalla stazione nel paesello, dopo un rapido cambio nel paese successivo (dicono citta' ma io lo so che e' un paese) prendo il secondo treno e arrivo nella grande citta'.

Le ho provate tutte, ma poi alla fine ci sono finito pure io a lavorare nella grande citta'.

Scendo dal treno, che arriva nell'ultimo binario, quello in fondo, che si deve fare un sacco di strada per uscire, e vado in ufficio. Il mio ufficio e' molto vicino alla stazione.

La stazione della grande citta' e' molto simile a tutte le stazioni delle grandi citta', e' monumentale, imponente, nella fattispecie pure un po' fascista, ma pur sempre un ganglio fondamentale del nord che lavora, produce e sposta persone.

E come sempre succede, dove la gente lavora, arriva, parte e si sposta, ci sono molti di quelli che 'ste cose non le fanno.

Chissa' perche' le stazioni (anche le stazioni) finiscono per essere il luogo dove si evidenziano i contrasti..

Legioni di persone (ho detto legioni) arrivano con i treni, scendono, e poi si spargono schizzano via, in tutte le direzioni, vengono ingoiati dalla metropolitana, si accodano docili per prendere un taxi, oppure, come me, camminano. Sono eleganti, frettolosi, oppure piu' rilassati giovani e studenti, ci sono delle signore, anche persone che non ti aspetteresti debbano ancora lavorare, sono tutti li nella pancia del biscione che sposta la gente da una parte all'altra, in quella pancia dove si e' spesso in troppi, dove fa sempre un po' troppo caldo, dove potrebbe decisamente essere un po' piu' pulito, ma in fondo...

Il fatto di poter camminare non e' per nulla scontato, io sono un privilegiato, posso gestire il mio tempo. Ma camminare mi lascia guardare il mondo, che, mi rendo conto e' un lusso, permette di ascoltare, di annusare e di vedere.

Direi che e' piuttosto interessante.

Quest'inverno ha fatto poco freddo (ma io faccio poco testo perche' ho sempre caldo), e per un lungo periodo sull mio tragitto, tutte le mattine, incontravo il bevitore.

Una cosa strana dei contrasti e' che il lato B di un albergo molto elegante e' un luogo dove si fermano quelli che nell'albergo non ci netreranno mai, parrebbe una cosa buffa, ma molto spesso succede cosi'.

Tutte le mattine, piuttosto presto, il bevitore apparecchiava la sua mattinata. Possedeva uno zaino, una borsa, una scatola disfatta da appoggiare in terra e un cane (nero, piuttosto a suo agio), una bottiglia di vino rosso, dei bicchieri, ed invariabilmente un amico e degli occhiali da sole molto molto coprenti.

E tutte le mattine, con il cane steso, le mani grandi grandi e rosse rosse, un bicchiere in mano discuteva di cose molto importanti seduto su una delle sue borse con l'amico di turno.

La bottiglia era a meta' e la discussione molto profonda.

Le mani del bevitore erano grandi e rosse, paonazze, segno probabilmente di un serio problema di circolazione, ma il bevitore era giovane, evidentemente giovane, anche se piuttosto provato.

Un piccolo bivacco, dietro all'albergo elegante, discreto.

Al mio ritorno, la sera, uscito dall'ufficio, non c'era piu' nessuno, salvo una traccia odorosa, piuttosto pungente, e dei segni inequivocabili sull'asfalto, appena piu' in la' rispetto al bivacco della mattina. Un segnale costante, ripetuto pervicacemente con precisione e puntualita'.

Un giorno e' andato via, non c'era piu'. Poi, ha anche piovuto.

attendere pazientemente l'esaurimento della vita e' un'attivita' interessante, molte persone lo fanno impazientemente ;-)

Bel racconto. Anche io conosco la zona, forse. Anni fa ho lavorato per qualche tempo in via Lazzaroni, nome che forse attira i vagabondi. Alcuni vagabondi sono disperati che non sanno più cosa fare, altri sono filosofi che attendono pazientemente l'esaurimento della loro vita.

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