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del Pd (e delle poche speranze)

Da 2 giorni Veltroni si e' dimesso, non e' più una notizia, provo pero' a raccontare una storia di una fine annunciata da tempo, che in qualche modo, credo, certifica lo scollamento tra la politica ed i cittadini.

Perche' Soru non poteva vincere le elezioni in Sardegna.

il Pd ha una storia brevissima, ed evidentemente un soggetto così complesso non è pronto ad avere nessuna identità precisa e strutturata, inoltre, paradossalmente, la legge, votata da tutti i suoi membri più autorevoli non fa altro che contribuire a renderlo fragile.
Nessun volto nuovo, nessuna possibilità di ricambio ha reso le correnti fortissime e molto litigiose.
Il PD e' frutto di una grande ambizione, l'ambizione di normalizzare la politica italiana, rendendo il paese governabile e togliendo le armi del ricatto a tutti quei soggetti che, pur rappresentando una quota minima di elettorato potevano (e hanno potuto) condizionare le scelte del governo.
Il PD, nel momento in cui decise di candidarsi solo contro il centro destra, decise di tentare lo strappo, di chiudere con i piccoli, di prendersi la responsabilità di candidarsi a governare.
Questa scelta, invero coraggiosa e controcorrente, finì per ritorcersi contro il PD stesso.
Da un lato la forza della retorica veltroniana, dall'altro la tendenziale distanza che gli italiani hanno cominciato a sentire rispetto alla politica dei piccoli, punì questi ultimi alle ultime elezioni politiche al punto da escluderli dal parlamento. Ma in questo modo il PD si trovo a certificare che il re era nudo, mancando una sponda a sinistra il ruolo del PD avrebbe dovuto essere di ferma opposizione. Cosa che era del tutto al di fuori del DNA del partito, ancora acerbo nella sua rappresentanza, poco coeso, con ancora fortemente radicate le due anime (DS e Margherita). Il risultato e' stata una opposizione scarsa e poco efficace con un grande spazio per la capacità mediatica di Berlusconi forte di una larga maggioranza parlamentare che ha messo all'angolo il PD fin dal primo momento.
Inoltre, tra i democratici, la faida durissima tra Veltroni e D'Alema e' stato il primo e piu' concreto problema che ha caratterizzato i primi 16 mesi del progetto.

In una condizione di cosi' evidente fragilità, dopo la pessima prova delle regionali in Abruzzo e i fatti di Napoli, che hanno minato l'immagine e la credibilità del partito, si rende necessario un cambio di marcia.
Le pastoie interne e il partito spezzettato in correnti e correntine non consentono un reale rilancio.
Il partito poco comunicabile e debole subisce un ulteriore affronto da Soru che decide di chiudere una esperienza di governo in Sardegna, uscendo dalla giunta contro il PD, dando una prova di forza notevole (le poltrone non si lasciano mai, secondo un adagio consolidato nei palazzi della politica italiana).
Questo strappo porta Soru ad  avere grande visibilità mediatica. Il suo essere imprenditore illuminato, la sua fama di uomo nuovo rendono questo strappo e la campagna elettorale successiva, oltre naturalmente all'interessamento di Berlusconi che entra in campo personalmente a favore del suo candidato, mettono le elezioni in Sardegna sotto i riflettori, portando Soru ad essere l'uomo della speranza per il PD e per il popolo della sinistra.
In un momento in cui Veltroni e' ai minimi storici e il PD in fortissima difficoltà questa figura si candida a presidente della Sardegna e in qualche modo, una volta vinto, avrebbe potuto candidarsi a soggetto di riferimento per la politica nazionale nel centro sinistra.
Questo però aprirebbe dei giochi che esulano dallo stretto establishment del PD.
I democratici infatti, a parte il momento, del tutto straordinario, delle primarie, non hanno guadagnato voti, e la legge elettorale, che di fatto blinda i posti nel parlamento nazionale non ha fatto che consolidare le rendite di potere e le correnti.
Soru rappresenta un rischio troppo grande perchè fuori dal sistema, e' necessario normalizzare la situazione.
Non ci deve essere nulla che si frappone tra l'establishment del partito e la sua riproposizione, Soru vincitore aprirebbe dei giochi che non interessano al gotha quindi, guarda caso, dopo un iniziale preoccupazione di Berlusconi, la contesa sarda perde di interesse, e gli attacchi a Soru si fanno dimessi, come se la vittoria il PDL se l'aspettasse facile.
Io credo che ci sia stato un accordo contro Soru, anche da parte di un pezzo del Partito Democratico.
Soru avrebbe aperto a variabili nuove, avrebbe potuto essere un candidato alla leadership del partito e addirittura il candidato premier, cosi' come accadde ad Illy, era necessario chiudere con queste pericolose fughe in avanti.

Dimissioni inaspettate

Un elemento ulteriore di dubbio sulla questione sarda deriva dalle repentine e inaspettate dimissioni di Veltroni che, evidentemente, legge la vicenda Soru come la certificazione di una fronda spietatissima e molto decisa che dall'interno del partito sta lavorando alla sua successione, una successione da consumarsi all'indomani delle europee, dopo l'esposizione della testa di Vetroni sulle mura della città vista l'annunciata sconfitta nelle elezioni di giugno.

Veltroni, capita una situazione che lo vede comunque sconfitto e distrutto politicamente e personalmente decide di fare il bel gesto, chiude con il partito, si dimette, lasciando tutti in difficoltà, le elezioni europee (cronaca di una morte annunciata) da gestire a qualcun altro.

Il PD ancora una volta si scopre del tutto incapace di gestire l'emergenza ed e' costretto a dichiarare la propria inconsistenza di fronte alle proprie stesse correnti, proponendo un periodo di reggenza, senza nerbo e senza prospettive.

Il nuovo segretario parafulmine

All’indomani delle dimissioni di Walter Veltroni scoppia, ovviamente la bagarre per la successione.
Una lotta intestina che si deve, forzatamente, risolvere in tempi brevissimi: le amministrative e le europee sono alle porte, ed è impensabile arrivarci senza leadership.
Una leadershio tutta di vertice senza ascoltare la base sceglie per Franceschini, cattolico veltroniano che, siamo sicuri non lascerà il segno, sarà un eccellente parafulmine per la gestione di questi ultimi momenti prima della grande rea dei conti subito dopo le europee.
Bersani tace, D’alema si limita a fare presenza, i giovani si lamentano, la base è scossa ma, il segretario c’è e traghetterà tutti verso le nuove avventure elettorali.
Cronaca di una morte annunciata? Ai posteri l’ardua sentenza.

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