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della legge Gelmini (Post lungo)

Sono padre felice di due bimbi che frequentano la scuola elementare, sono curiosi, intelligenti imparano in fretta e hanno poca voglia di fare i compiti e tanta voglia di giocare, sono bimbi sani.
Sono marito felice di una donna che lavora e che fa i salti mortali per conciliare il part-time, il traffico e gli orari.
Sono fortunato e riesco a partecipare attivamente alle attivita' genitoriali e do una mano alla mia compagna.
Parlo di questa legge, credo, a ragion veduta.
Posto che e' evidente che non si tratta di una riforma, non ne ha il respiro e non cambia nulla nella sostanza della scuola, mi sembra sia un brutto pateracchio, ben comunicato, che crea molti piu' problemi di quanti non ne risolva.
Noto che questa riforma e' comunicata ad usum quarantenni, i quali ritrovano alcuni stilemi che ricordano la loro infanzia e quindi, in molti, sono propensi a pensare bene di una legge che riporta ai bei tempi una scuola "che non e' piu' quella di una volta". Una forzatura dell'immaginario, come se si potesse tornare indietro.
I voti, il maestro unico, il grembiulino... queste sono le grandi novita'.
Non voglio entrare nel merito dello sconquasso occupazionale che questa legge comporta, non ne ho la competenza e non ho approfondito i numeri.
Mi limito a delle considerazione piu' generali.
Quella scuola, quella degli anni '60, prima della riforma del tempo pieno e dei decreti delegati, era una scuola molto diversa. Era la scuola che doveva alfabetizzarte l'Italia, era la scuola che doveva dare i primi (e spesso unici) rudimenti per leggere, scrivere e fare di conto.
A quei tempi la societa' era diversa, le famiglie erano diverse, le aspettative erano diverse e anche le esigenze.
Non voglio fare un bigino di storia ma e' evidente a chiunque ci pensi un po' che in questi 30 anni l'Italia sia cambiata in modo radicale.
Ad esempio mi rendo conto che oggi i bimbi arrivano a scuola con una competenza elevata, in molti sanno gia' leggere e scrivere, molto spesso le scuole materne cominciano ad insegnare queste cose, addirittura in alcuni casi si comincia prima delle elementari a giocare con la lingua straniera. La scuola dell'obbligo non e' piu' il luogo dove offrire i primi rudimenti, e', sempre di piu', una palestra, dove sperimentare socializzazione, regole, metodo. Dove imparare a riferirsi alle fonti informative.
Il metodo di insegnamento e' molto cambiato.
Oggi la scuola dovrebbe rispondere ad altre esigenze, oggi le domande che la societa' fa alla scuola sono diverse.
Le famiglie sono diverse, i tempi di vita sono diversi, i bambini passano (giocoforza) piu' tempo a scuola, i genitori quasi sempre lavorano entrambi, i nonni, molto spesso non possono essere a disposizione perche' le carriere lavorative si sono allungate, le citta' sono poco accolgienti per i bambini, i rischi sono aumentati, i luoghi dove i bambini possono giocare lberamente si sono drasticamente ridotti.
Difficile vedere bimbi delle elementari che vanno a scuola da soli (troppi pericoli).
Difficile vedere bimbi delle elementari giocare soli nei parchi (troppi pericoli)
Come dice Ivan Ilich le nostre strade si sono svuotate di persone e riempite di auto, la paura e' il sentimento imperante, i nostri figli sono costantemente in viaggio, da un luogo sicuro all'altro (casa, scuola, palestra, musica, nuoto ecc.) accompagnati da qualcuno, spesso vedendo il mondo dal finestrino di un automobile.
La scuola potrebbe, forse dovrebbe, avere un ruolo in questo.
Invece no. Invece si fa una legge al risparmio, una legge che taglia, una legge che toglie prerogative alla scuola, impoverendola, depauperandola.
Una legge che dice che ci sono troppi maestri, una legge che dice che il grembiule nero per tutto mettera' le cose in ordine, una legge che dice che il voto in condotta risolvera' il problema del bullismo.
Una legge che si dimentica che in questa nostra Italia c'e' bisogno di prospettive, non servono ne grembiuli neri ne' voti sulle persone. Il 7 in condotta e' una bella etichetta da applicare a ragazzi (sicuramente rompiscatole e difficili) che semplicemente non si scolleranno di dosso questa cosa.
Era Don Milani che diceva meglio la frusta della penna (ma non ditelo a questo governo, mica che reintroduca le pene corporali), intendendo con questo che (allora) una bocciatura spesso voleva dire perdere per sempre un ragazzo che sarebbe finito nei campi o in fabbrica perdendo la possibilita' di imparare a leggere, a scrivere e a fare di conto. Adesso i campi e le fabbriche non ci sono piu', ma i dati sull'evasione scolastica sono da vedere.
Sono cambiati i tempi, lo dicevamo prima, quindi anche Don Milani e' sorpassato, e siamo daccordo, ma possibile che a nessuno venga in mente che invece che risparmiare i soldi ledendo l'istruzione primaria, forse valeva la pena di ripensare un sistema facendo una riforma. Cercando di legare la scuola alla societa', cercando di ascoltare la domanda di formazione in modo da dare qualche risposta sensata?
Perche' ho l'impressione che siano pronte migliaia di strutture private (a bassissima qualita' o ad altissimo costo) pronte a rispondere ad una domanda naturale che viene da famiglie che devono avere due redditi ma che vorrebbero anche avere dei figli?
Il maestro unico e' un tuttologo che sa poco di tutto (giocoforza). Il grembiulino e' un'ipocrita messa in scena. Il voto in condotta e' la declinazione del "forcaiolismo" a cui siamo abituati, sempre piu', di decreto sicurezza in decreto sicurezza.
Non si risolvono i problemi dall'alto con il pungo di ferro, io credo che sia necessario ripensare gli strumenti a partire dai bisogni.
Ho idea che la legge Gelmini sia partita senz'altro da bisogni, ma che certo non sono quelli dei bambini e delle famiglie.
Devo prendere atto pero' che dall'altra parte la fantasia oltre a non essere al potere e' un po' fiacca.
Molta gente in piazza, con un forte rischio strumentalizzazione peraltro, ma a chiedere che?
E' una domanda a cui non ho sentito risposta.
Siamo contro questa legge va bene, ma non diciamo che siamo a favore della scuola che c'era fino a ieri, perche ' non e' sufficiente.
Abbiamo imparato che e' necessario proporre alternative, salvo scendere in piazza ed urlare cose giuste per tornare a casa a tenersi quello che altri hanno deciso.
Sono dispiaciuto per questa legge che non riforma nulla e peggiora la scuola italiana. Sono dispiaciuto perche' non c'e' nessuna proposta alternativa.
Sono ancora piu' dispiaciuto perche' sembra proprio che ci si appresti a pescare nel torbido per leggittimare qualche manovra di regime.
Niente di positivo, al momento.

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@Lorenzo
la buona comunicazione, in senso tecnco, sta proprio nel far passare come riforma una cosa che riforma non e', e se ci aggiungimo un pizzico di facinorosi, ecco che legittimiamo qualche azione di regime.
Un capolavoro (di strumentalita) comunque un capolavoro, ahime'

Naturalmente, dopo il passaggio su Cossiga nel mio commento precedente, ci va un punto di domanda...

Vero Lele, preoccuparsi è il minimo.
QUesto passaggio di "riforma" tu l'hai visto ben comunicato, ma io non sono di questo parere.
Comunicarlo in sordina, come succede per mille altri interventi alla fine anche più impattanti, non sarebbe stao meglio? Perchè inasprire lo scontro sulla scuola? Per creare il pretesto -secono la filosofia Cossiga- all'intervento contro i facinorosi esagitati che occupano lle scuole e le università.
Il dato che resta, al di là delle dietrologie più o meno banalizzanti, è che non c'è davvero pace per un settore -la scuola- su cui dovremmo fondare il rilancio del paese. A questo punto, oltre che di qualità, dovremmo discutere anche di stabilità del modello scelto.
Questi continui cambi sconquassano le fondamenta della struttura.

Ad meliora, sperando sia presto.

[...] Leggo con piacere i pensieri sulla Scuola di Lele, padre di due perle di ragazzi, marito di una gran brava moglie. [...]

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