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della paesologia

Nelle mie flanerie estive, frequento con grande gusto una bella inziativa che si chiama Pralibro. Una bancarellona, dove una libreria torinese espone una scelta della produzione letteraria, devo dire una scelta intelligente ed interessante, con qualche cedimento acritico verso alcune case editrici, ma generalmente di grande qualita' ed interesse.
Tra una passeggiata e mi e' finito tra le mani "Vento forte tra Lacedonia e Candela, esercizi di paesologia" di Franco Arminio.
Al momento sono senza rete e confesso che le poche informazioni che la quarta di copertina da sull'autore mi hanno molto incuriosito, lasciandomi insoddisfatto, google sara' mio amico e spero di colmare la mia lacuna.
Il libro e' una vera carezza, leggo nei ringraziamenti, uno speciale a Gianni Celati, lo scrittore della pianura, la cui prosa apprezzai in gioventu', ma non trovo un raffronto.
Sebbene Arminio sia originario dell'aspra Irpinia (aspera nel mio immaginario, io in Irpinia non ci sono mai stato) la sua prosa e' morbida ed evocativa, una serie di istantanee color seppia di straordinaria qualita'.
L'autore ci parla della sua ansia, ci parla della sua ricerca, e racconta la paesologia attraverso pezzi di paesi silenti, assorti ed abbandonati. Luoghi dove le persone sopravvivono, luoghi dove la speranza non ha cittadinanza, dove la vita si consuma.
Arminio e' in rado di tratteggiare figure che non stento a definire mirabili, lascando una vena di tragedia in ciascuno dei suoi racconti.
Ma in modo mirabolante, visto una sorta di strano legame che sento instaurarsi tra me e l'autore, nel libro c'e' un capitolo sulla val Germanasca, per me luogo dello spirito e della pace, luogo dove da anni trascorro le mie vacanze estive, dove i miei figli hanno incontrato la montagna, dove ho trascorso tanti momenti sereni.
Arminio, ne restituisce un'immagine altra. Racconta, con il passo del vinandante inquieto una valle aspra, a tratti inospitale, racconta una valle senza speranza.
Non sono d'accordo, per una volta non mi ritrovo per nulla nelle parole dell'autore, avrei declinato la paesologia in modo differente. I frastornanti dati sull'andamento demografico in valle e' come un cuneo dentro la diga, che sforza, alla ricerca di una crepa che non c'e'.
Vorrei raccontare ad Arminio che in valle i giovani hanno voglia di fare, vorrei raccontare che io, da turista in tutte le stagioni colgo una passione non comune nel cuore delle persone che costruiscono questa valle nonostante tutto.
Una passione che mi fa cogliere una visuale strana, forse ingenerosa su questo territorio.
Ma l'autore vale molto di piu' di questo bisticcio, arminio con una prosa provocante rende mille luoghi con un livore ed una asprezza non comuni, il livore di chi molto ama e malsopporta la tragedia.

"Adesso chi ha strappato una pensione a cinquant'anni ha davanti a se' uno sterminato tappeto di giornate vuote e su questo tappeto cade ogni giorno un pesante strato di polvere."

"Per un perverso ribaltamento la gente abita i luoghi (le metropoli) che dovrebbero essere usati solo per commissioni e vacanze, e va in vacanza in luoghi che dovrebbero essere usati per abitare tutti i giorni"

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