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della quotidianita' della globalizzazione

Franco La Cecla e Piero Zanni, curano per i tipi di Bruno Mondadori questo interessante saggio.

Il testo si compone di una serie di saggi a molto interessanti che spaziano dall'antropologia alla sociologia, ben descrivendo l'apogeo e la crisi del mondo post-moderno, alle prese con il fenomeno della cosiddetta "globalizzazione" che sempre di piu' permea e governa i fenomeni sociali.

Friedmann tratteggia la decandenza, racconta con lo stile asciutto e documentato dell'antropologo una globalizzazione che, parte da lontano (l'autore la data con la fine del XIX secolo) e trova la sua forza dirompente due secoli dopo, nel momento di somma crisi dei centri di potere, nel momento di maggiore parcellizzazione del sistema di "accumulazione del capitale" citando testualmente Friedmann

Una delle intuizioni rilevanti del testo racconta l'impoverimento delle prerogative dello "stato-nazione" che perso il trattino, diventa strumento di regolazione dei flussi economici globali senza rappresentare piu' i propri cittadini, costruendo uno scollamento pericoloso e dannosissimo tra i cittadini e i loro governi, uno scollamento che incide fortemente sulla capacita' delle istituzioni di influire realmente sui grandi processi economici che sempre di piu' governano il pianeta.

Friedmann correttamente riconduce la globalizzazione all'aspetto economico, con la decentralizzaizone degli investimenti senza alcun processo sul locale. Una sorta di economia di rapina che, invece che portare le buone prassi in giro per il mondo finisce per omogeneizzare tutto nei prodotti e nelle azioni delle multinazionali che "diversificano" sui vari territori, con l'ovvio risultato di reazioni rabbiose da parte di territori che si sentono depredati in modo del tutto squilibrato.

Di fatto lo stato-nazione, anche con il trattino, risulta un coacervo minimamente omogeneo, ma in questa fase diventa una sorta di bandiera contro il nemico, una sorta di patria immaginaria da utilizzare come strumento concettuale di difesa dall'altro.

Il sistema attuale mette l'individuo di fronte alla necessita' di interpretare una complessita' respingente, una sorta di universalizzazione del particolarismo e particolarizzazione dell'universalismo, dinamiche che mettono in crisi la naturale tendenza umana alla semplificazione. In questo modo prendono corpo preoccupanti fenomeni identitari di difesa paludati da ideologie che liquidano con semplificazioni un processo che va invece interpretato e compreso, pena la guerra fratricida fra poveri.

Il libro, inviatomi dalla casa editrice, ritengo sia degno di nota. E' molto scorrevole e documentato (si veda anche l'ampia bibliografia) mi sembra rappresenti in un  modo chiaro un punto di vista non ideologico.

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