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delle commemorazioni

ieri ero alla triennale alla presentazione di un libro, una presentazione in diretta a Radiopopolare, con un po di testimoni del tempo.

Mi e' tornata in mente un'altra serata a cui ho partecipato, presentazione di un altro libro, stavolta di Mario Capanna.

Mi sembra un copione tristo. Mi sembra che dover per foza celebrare una ricorrenza, o peggio usare una ricorrenza per fare dell'ottimo packaging culturale sia tristo,e ancora piu' tristo che la cosa non funzioni. A parlare sono gli stessi che c'erano che non hanno ancora finito di raccontarsela, che hanno ancora delle cose da dirsi, oppure peggio devono capitalizzare gli sforzi di allora.

Mi sembra sempre un dialogo tra pari che parla all'interno di una cerchia, e' un cerchio che si e' chiuso, e non si riapre, e non si riaprira'.

Non so se va bene.

Contestualmente, come ricordava il sempre lucido David Bidussa, le istituzioni stanno lavorando per definire una memoria pubblica, che non scontenti nessuno.

Una specie di mousse di morti, di ideologie, di opposti estremismi, tutti dentro lo stesso monumenro, nello stesso affresco, immobilizzato nel bob ton della politica che non deve scontentare nessuno.

Sono convinto che uno dei mali del secolo sia la totale carenza di simboli. La tendenza a ridurre le polarizzazioni in un indistinto poco chiaro che tende a scontentare (poco) tutti.

L'era dei frappe', altro che post-industriale.

Il trentennale quarantennale del '68 e' un'altra occasione persa, cosi' come la politica sara' un rincorrersi di iniziative carine, glamour, attente piu' che a dire delle cose , a non scontentare nessuno, si sa mai che poi il manovratore ne risenta.

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