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delle cose umane e divine

(riprendo il sottotitolo del libro "Il segreto della domanda" non ho un delirio di onnipotenza :-)  )

ho ricevuto questo libro dall'ufficio stampa di Apogeo, l'ho letto con piacere e, nonostante confesso non me lo aspettassi, ne ho tratto molti spunti di grande interesse.

In questo testo e' raccolta una parte della corrispondenza tra Umberto Galimberti e i suoi lettori su D la Repubblica delle Donne. Lo temevo una operazione commerciale, e temevo Galimberti uno di quei filosofi che prestati ai media ci prendono gusto perdendo di profondita' e guadagnando in superficiale supponenza. Non e' cosi'.

Il libro e' in se concluso, non e' una raccolta di lettere e basta, e' un percorso, intenso e ragionato, 8 capitoli tematici dall'etica alla scuola, dalla fede al mondo del lavoro con uno spaccato molto interessante, sia in termini di discussione, sia dal punto di vista sociologico. Domande attente ed informate, proposte di ragionamento molto profonde; con un Galimberti sempre all'altezza della situazione.

Buona parte degli autori citati in questo libro li ho frequentati ai tempi dell'universita' e mi suonano piuttosto familiari, e il linguaggio, la precisione e l'asciuttezza dello stile di Galimberti contribuiscono a promuoverli e a divulgarli in modo eccellente.

L'impressione che se ne ricava e' che forse il lettore (pecorone a detta di giornalisti e direttori di giornali) merita qualcosa di meglio delle notizie tritate con l'accetta a cui siamo abituati. Forse l'approfondimento, che evidentemente manca in quasi tutta l'informazione da cui veniamo bombardati, non solo ha un mercato, ma addirittura e' richiesto.

Un'opera meritoria, soprattutto per questo, soprattutto perche' mostra come e' possibile, anche dalle colonne di un giornale "leggero" discutere di temi alti e profondi, con una buona risposta sia qualitativa che quantitativa in termini di attenzione da parte dei lettori.

Galimberti porta a tiro di lettore grandi filosofi senza nulla togliere alla forza del loro pensiero, ma senza paludamenti scolastici ed accademici.

Molte idee e molto chiare, declinate in brevi e fulminanti risposte, i capitoli (botta e risposta) non superano mai le due pagine, rendendo il tutto molto leggibile e fruibile, senza alcuna omissione rispetto al percorso logico: di seguito una citazione di un passaggio piuttosto coraggioso di questi tempi

"Pur di salvare la bonta' di Dio, il cristianesimo non esita ad aggiungere al dolore umano anche il peso della colpa. Per questo ho sempre dubitato che il cristianesimo sia le religione dell'amore. Dell'amore per l'uomo, tanto proclamato ma teologicamente smentito"

Che in epoca di religiosita' di accatto non e' precisamente banale :-)

E poi:

"Tra l'attuale destra italiana e la chiesa cattolica esiste una santa alleanza che e' strutturale e non occasionale, dovuta al fatto che a entrambe manca il concetto di stato e di bene comune"

La destra tende a difendere i privilegi acquisiti e non un progetto di socialita', allo stesso modo la chiesa condivide con la destra il primato dell'individuale sul collettivo dal momento che la salvezza e' individuale, e lo stato serve a limitare il male.

Concetti estremamente condivisibili ma che nella nostra epoca sembrano "eroicamente" laici, contribuendo a ridurre il fragoroso silenzio di molti intellettuali.

Ancora due citazioni su aspetti che sono molto vicini alla riflessione che sto lentamente costruendo:

"Oggi il mondo accade perche' lo si comunica, e il mondo comunicato e' l'unico che abitiamo"

A proposito delle persone che si accontentano e del "manovratore" a cui si finisce per obbedire convinti che sia la migliore delle scelte possibili.

Ed infine:

"Gia' il fatto che si parli di uomo come di un "capitale" o vi si faccia riferimento come "risorsa" (le cosiddette "risorse umane") la dice lunga in ordine al punto di vista che oggi si assume nel considerare l'uomo. Tramontato il principio che regolava l'etica kantiana secondo cui "l'uomo va sempre trattato come un fine e mai come un mezzo", oggi vediamo che non solo l'immigrato, ma ciascuno di noi ha diritto di cittadinanza non in quanto esiste, non in quanto uomo, ma solo in quanto "mezzo" di produzione e profitto... Se il tipo di pensiero e' limitato al clacolo tipico della ragione strumentale, forse le imprese che si revilano esclusivamente su questo tipo di pensiero si precludono le capacita' di anticipare e governare i cambiamenti, col risultato che avranno si una storia, ma non un futuro, per avere tralasciato quello che loro chiamano capitale umano che ha ritmi di accumulazione diversi dal capitale finanziario. Se quest'ultimo si misura sui tempi brevi del rendiconto trimestrale e della quotazione in borsa, il cosiddetto capitale umano esige un respiro piu' lungo e una forza che si conquista per maturazione e arricchimenti successivi, di cui il pensiero calcolante non ha la piu' pallida idea".

Non e' un romanzo e non ha niente a che vedere con una lettura di distensione un testo con cui vale la pena di misurarsi, che da un cotributo non banale alla lettura di una realta' sempre piu' decadente (o decaduta) che ha grande bisogno di una visione d'insieme.

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