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delle folgorazioni (Scopro Sciascia e mi innamoro)

Immagine di A ciascuno il suo
Leggere è un regalo, avere a che fare con persone con cui si discute di lettura è anche meglio.
Sciascia per me era una di quelle letture da fare, prima o poi, quegli autori che vanno affrontati, andranno affrontati.
In generale ho un rapporto laico con la lettura, in gioventù lessi “Come un romanzo” del sovrastimato Pennac, ho trovato delle conferme, e ho continuato per la mia strada. Ho sempre applicato i “diritti del lettore”, compreso quello di non finire i libri.
Ho lasciato molto mostri sacri, molti autori di moda, a prendere polvere sul comodino, dopo averli assaggiati. Ultimamente mi accontento di poche pagine, o c’è feeling o lascio perdere. Talvolta consento anche una seconda possibilità, ma difficilmente sbaglio con la prima impressione.
Con Sciascia è stato incredibile.
Ho provato una sensazione analoga con Gadda del “Pasticciaccio”.
La sensazione di una scrittura che inviluppa. Una scrittura piena, rotonda, di spessore.
Parole che costringono il lettore ad infilarsi nella storia, come in un antro, antro delle meraviglie.
In “A ciascuno il suo” Sciascia racconta una storia di morti ammazzati per causa di una donna. Una tresca tra cugini che porta a tre omicidi.
Abbiamo il farmacista, il notabile, l’arciprete e il professore, e anche il parlamentare (comunista).
La scelta dei personaggi e la loro caratterizzazione è splendida, e si ha forte l’impressione che siano persone vere che l’autore ha conosciuto bene. Così come l’impressione è che la storia di fantasia peschi a piene mani dalla cronaca, forse una cronaca mai raccontata da nessuno.
Una storia di paese, una storia acida, marcia. Quel marciume diffuso che sta sotto la rispettabilità dei ruoli cristallizzati.
Sciascia ce la racconta ed è evidente che i ruoli cristallizzati sono IL valore. Non c’è via di uscita, nessuna rivoluzione.
Adesione concreta ad un modello che a volte funziona, a volte no. In “A ciascuno il suo” non ha funzionato. 3 morti ammazzati (di cui 2 del tutto estranei ai fatti) che servono a ripristinare lo status quo, l’unico vero valore, l’unica salvezza.

@cometa
dici cose importanti :-)

Sciascia è anche di più. Difficile incasellarlo. Un personaggio così costantemente impegnato nel dibattito interiore da creare opere in cui l'unica costante è il dubbio, l'alienazione da un centro ipotetico di "verità" amato, desiderato, e immediatamente ripudiato. Una presa di coscienza del flusso della vita, al di là di ogni possibile giudizio.
Persisti nella scoperta di Sciascia, sono convinto che non ne rimarrai deluso. Ciao, cometa

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