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di Balzac e delle sarte

C'era una volta una canzone di Enzo Jannacci che recitava: "c'e' un fiore di campo, che e' nato in miniera..."
Questo libro me la ricorda moltissimo.
E' uno splendido affresco della stupidita' del totalitarismo, un inno contro le caserme e l'umana pochezza.
E' la storia di due amici, figli di intellettuali dissidenti nella Cina comunista, che vengono condannati e messi in un campo di rieducazione.
I due, colpevoli solo di essere figli di qualcuno, si trovano confinati in un villaggio alla periferia dell'impero, e condannati ai lavori forzati.
Il racconto del lavoro (sporco) e delle privazioni si diluisce nella passione e nella voglia che hanno i due giovani di rimanere vivi.
I due si scoprono splendidi narratori, mirabili, capaci a tal punto di raccontare le storie che diventano degli inviati speciali, inviati al cinema. Vengono spediti al villaggio (dove appunto c'e' il cinema) con il compito di riportare le immagini a tutti gli altri.
Con una straordinaria dolcezza l'autore ci racconta come i due si rimpallano immagini e racconti rendendo vivi li, nel villaggio sperduto, luoghi lontani e storie incredibili.
Rimane sullo sfondo la stupidita' della caserma, con il lavoro inutile e faticosissimo, con le mille scappatoie per sfuggirlo, di fronte ad un potere tanto assoluto quanto becero e sciocco (come quasi tutti i poteri assoluti).
Nel vuoto delle giornate lavorative, in attesa del cinema, i due scoprono una cassa di libri proibiti, nscosta da un "collega", uomo tristo ed incapace, miope e gretto, che nega di possederla.
I libri (trafugati dai due), diventano un rifugio, una finestra sul mondo, un nutrimento; l'autore e' bravo a rendere il rapimento per la letteratura che i due provano, e la forza vivificante delle parole e delle immagini.
Ma in un testo ben congegnato non poteva mancare una storia d'amore, l'amore che prova uno dei due amici per la sartina di un villaggio vicino, figlia del sarto della provincia.
Il sarto, una vera istituzione, invade il villaggio portando il nuovo e il bello, con tanto di prove d'abito per le signore e defilé.
A seguito di questo evento i due conoscono la figlia, la sartina di cui sopra e ne nasce un amore tenero, che ha nei libri un elemento centrale. Una educazione sentimentale attraverso la lettura di Balzac e altri classici. Un amore che si dipana, lieve, fino allo scoppiare della tragedia.
Si perche' la letteratura diventa una sorta di fattore abilitante, e la nostra sartina capisce che il mondo, la fuori, merita di essere vissuto.
Abbandona padre e fidanzato e parte alla volta della grande citta'.
La tragedia si consuma sulle rocce scoscese quando amante ed amata si incontrano per l'ultima volta, mentre l'amico fedele assiste da distante alla scena.
E l'amata se ne va, dichiarando: "Balzac mi ha fatto capire una cosa, la bellezza di una donna e' un bene inestimabile".
E' un libro che ho letto tutti di un fiato, che mi ha emozionato e colpito. Un manifesto contro il totalitarismo, un manifesto per la bellezza dell'essere umano disponibile a salire sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduti.

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