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Dibattiti

Il dibattito è una cosa per cui 2 o più soggetti (singoli o collettivi) si confrontano proponendo ipotesi, idee, considerazioni.

Perché ci sia confronto è fortemente opportuno che le istanze in campo siano differenti, altrimenti non è un dibattito, o per lo meno il dibattito perde molto del suo interesse e assomiglia molto ad una conferenza, che ha un tema e che  organizzata da qualcuno che ha a cuore quel tema ed invita coloro che ritiene meglio possano rappresentare quel tema.

Bene, ci sono stati alcuni episodi alla festa del PD di Torino che non tengono conto di questa visione.

I due episodi sono i fischi a Schifani e il fumogeno contro Bonanni.

E' abbastanza grave che i due episodi vengano assimilati come sembra stia succedendo in questi giorni sulle pagine dei giornali.

Nel caso del fumogeno il gesto è molto grave (e stupido, e condannabile) e infatti è stata interessata la magistratura perché la gravità impone azioni legali (che nulla hanno a che vedere con il dibattito, si parla, immagino, di lesioni personali), nel caso dei fischi a Schifani invece si parla di dissenso che, banalmente, è stato tacitato nel peggiore dei modi.

Oggi ho letto su "Il fatto" una dichiarazione di Giubilei che per comodità riporto:

 

“Volete impedire a due personalità politiche di parlare” grida Giubilei, peccato che dimentichi o non abbia ben presente il sistema della “rappresentatività politica” che vige in Italia (anche se eluso dalla legge elettorale che permette ai rappresentanti di autonominarsi), i politici in questione devono essere l’espressione degli elettori, non dei propri interessi, sono sottoposti al giudizio del popolo italiano che ha come mezzi per esprimere un’opinione negativa nei confronti del loro operato: il voto e il dissenso pubblico.

Credo che nel citare Giubilei sia scappato un anacoluto, ma l'affermazione è molto chiara, e condivisibile.

Non mi interessano i soggetti in campo, in questa fase non ho particolare simpatia ne per il PD ne per i Grillini e tanto meno per Schifani. Trovo disdicevole che una manifestazione di dissenso, più o meno elegante non possa avere cittadinanza, trovo drammaticamente attuale la considerazione riguardo alla distanza tra i politici e il paese. Politici che dovrebbero considerare il confronto come punto centrale del loro mandato, invece, anche a causa di una legge elettorale un po' balzana, che contribuisce ampiamente a distanziare i politici dai loro elettori, sembra che il rapporto con il paese che i vari eletti rappresentano sia una noiosa seccatura.

Intravedo in questa situazione due fenomeni piuttosto preoccupanti: un deriva verso un potere poco legato alla rappresentanza, una preoccupante disaffezione degli elettori verso la politica.

Ho l'impressione che questo sia molto grave, e questa gravità non sta tanto in una brutta legge elettorale (che se si cambia è molto meglio), ma in un approccio culturale che "abitua" le persone a non considerare necessario il confronto, che da agibilità al leaderismo (più o meno) carismatico, facendo si che alcuni decidano e altri subiscano le decisioni, senza quel "noioso" percorso di discussione che si chiama democrazia.

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