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Gli abbracci

Oggi mi è capitato di dire una cosa che ho sempre saputo, ma che probabilmente non avevo mai detto.
Il risultato è che dopo che l’ho detta, e il mio interlocutore ha fatto gli occhi grandi, mi è venuto voglia di scriverla, che così magari la capisco meglio anche io.
Mille milioni di anni fa mi sono guadagnato da vivere facendo trattamenti shiatsu, mi sono fatto la mia scuola, i miei seminari, e mi sono messo a toccare le persone.
Scoprendo peraltro che ci si tocca pochissimo, ed è un peccato, e che se ci si tocca si abbreviano un sacco le distanze.
Io tendo a toccare molto le persone.
Il contatto fisico mi serve, mi serve a pesare le persone con cui ho a che fare, mi serve a trasmettere un pezzettino di me stesso.
Basta poco, una carezza, un abbraccio, una stretta di mano.
Se si sta attenti, una stretta di mano dice una enorme quantità di cose, soprattutto se si riesce a guardare negli occhi la persona a cui stringiamo la mano.
Quando muovevo l’energia delle persone che trattavo, quando imparavo a condividere il flusso vitale, il respiro, avevo una sensibilità molto allenata, era entusiasmante, alla fine della seduta si stava meglio. Ho ricordi bellissimi di quel periodo. Poi, come tante cose, ho smesso, credo perchè ero scioccamente giovane e non pensavo di poter davvero guadagnarmi da vivere facendo una cosa così intensa e bella, ma non è la storia che voglio raccontare.
Per me il contatto racconta. Mi piace stringere la mano sinistra alle persone, perchè non è meccanico, perchè apre le porte, la mano sinistra dice molte cose. Mi piace abbracciare le persone, è intenso, profondo, bello. E se abbraccio qualcuno, e qualcuno si lascia abbracciare (perchè mica è banale trovare qualcuno che si lasci abbracciare) succede sempre qualcosa. E’ come se in un attimo ciascuno lasciasse attaccato all’altro un pezzettino di sè.
E quel pezzettino dice moltissimo, racconta un sacco di storie, concede un istante di condivisione.
Come se ci si appoggiasse, uno all’altro, come se i corpi raccontassero, per un momento, la storia, tutta insieme, limpida ed estremamente sintetica.
Se mi capita di abbracciare qualcuno, poi, di solito, è tutto diverso, e le cose bisogna dirsele molto meno, è tutto chiaro, liscio.
E la cosa formidabile, nella mia piccola esperienza, è che quando succede questo, si sente, spesso, che c’è un bisogno fortissimo di requie, come di appoggiarsi un poco, lasciare da parte tutto, e lasciare che il nostro corpo racconti la nostra storia, in un attimo. Non serve di più.

Ah. Senza parole, bellissimo.

Elena Petulia

@Mario, il tipo di fisicità di cui parli, la rubricherei tra le cose "meccaniche" mentre io parlavo d'altro.
@Zu tu sei uno solido, chissà quante ne avresti da raccontare :-)

Mi ci ritrovo assai.

Molto interessante.
Pensa che questa 'fisicità' viene portata all'eccesso proprio nella società criminale.
Nella 'ndrangheta, per esempio, ci si abbraccia e ci si bacia in continuazione.
Gli accoscati si stringono mani destre e sinistre contemporaneamente.
Nell'affiliazione, addirittura, si scambiano anche gocce di sangue.
Il significato, però, è un po' diverso.

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