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Il caso Calipari: non c’e’ niente da ridere, nonostante gli omissis

quest’oggi tutti gli organi di informazioni sono stati assolutamente caricjhi di indicazioni, informazioni, speculazioni, approfondimenti sulla questione della morte di Antonio Calipari.
il tutto nasce anche dalla naturale stizza nei confronti degli americani che, con uno stile tipicamente coloniale, gestiscono la vicenda a suon di omissis, e da qui la vicenda piuttosto comica degli omissis cancellati un po’, e un po’ no.

Ne sono uscite di tutti i colori: interventi seriosissimi del sottosegretario alla difesa a Radiopop, alla parodia piuttosto amara di Alessandro Robecchi sul Manifesto, resta un fatto quello che era il segreto di pulcinella e’ saltato fuori, non e’ cambiato nulla, i vari uffici stampa si sono arrampicati un po sui vetri ed e’ finita li’.

I commenti possibili sono piu’ o meno infiniti, resta il fatto che ancora una volta le super tecnologie franano in un nanosecondo grazie all’improvvido intervento dell’ultimo dei precari che, sottopagato, sottoformato, minimanmente motivato, voleva solo fare in fretta.

Potrebbe essere un manifesto, una sorta di paradigma di un sistema che non funziona, non perche’ sia andata cosi’ ma di certo *potrebbbe* essere andata cosi’.

8.45 am John Smith 34 anni, laureato con figlia a carico e moglie disoccupata varca la soglia del pentagono.
Dopo la laurea, un master in comunicazione e giornalismo ed una esperienza fallimentare alla sezione necrologi del Washington Post, viene assunto con un contratto a termine al pentagono per fare revisione di testi.
Riguardo al caso Calipari/Sgrena, a parte un po’ di chiasso iniziale che ha coinvolto tutti, non ha seguito pressoche’ nulla, e’ convinto che gli americani non debbano continuarer a stare in Iraq, ma e’ in buona compagnia, niente di strano.

Ore 9.00 am John riceve, dopo una serie di passaggi complessissimi, al punto da non conoscere mai chi fa partire i documenti che lui revisiona, un verbale che e’ stato abbondantemente tagliato e ritagliato. Uno stupido formato PDF (totalmente immodificabile, che pero’ nell’ultima versione, consente di acquisire come testo, perdendo cioe’ tutte le formattazioni, quanto inserito nei documenti di questo tipo) che lui deve solo leggere prima che venga reso pubblico, in modo da verificare che i tagli non ledano complessivamente il senso delle frasi e che rimanga un barlume di comprensibilita’ in quello che resta, in modo che non si capisca troppo, ma nemmeno troppo poco.
Un lavoro banale, rilettura di un verbale, verifica di soggetto complemento e verbo e via.

Il lavoro finisce sotto il mucchio, per ragioni di sicurezza nessuno da enfasi al documento, e’ un verbale come tanti, un incidente di guerra.

Ore 12.54 pm John, dopo 39 pagine di revisione di documenti noiosissimi e perlopiu’ incomprensibili lo affronta. Non capisce quasi nulla, tempi di reazione, spari, bossoli per terra, roba noiosissima, effettua rapidamente la revisione.

Ore 1.42 pm terminato il lavoro senza evidenziare nulla restituisce vie e-mail il testo, funziona, e’ pubblicabile.
Nella risposta John Smith dichiara il testo “pronto per la pubblicazione”

Ore 1.43 pm il testo rivisto finisce sia la responsabile dell’intelligence che al responsabile dei servizi informatici. Il primo, regolarmente assunto e’ gia andato a mangiare, il secondo ha avuto una giornataccia, ha fame prende il testo, legge la dicitura, legge i destinatari, e, senza troppo approfondire interpreta la presenza del responsabile dell’intelligence tra i destinatari, come un assenso, e semplicemente pubblica. Lo pagano per questo.

Peccato che Adobe interpreti il nero che cancella indelebilmente le parole scritte sotto come una formattazione volta ad evidenziare, e non a cancellare, peccato che un giovane freelance italiano (che stava lavorando anche il giorno del primo maggio) decide di prendere quel testo e di copiarlo nel suo blog, facendo un banalissimo copy & paste, con un altro programma di gestione testuale che, come per incanto fa saltare le formattazioni, rivelando quanto, non era mai stato cancellato.

Si, lo so che non e’ andata cosi’, che e’ un po’ fantasiosa, ma a me, fin da piccolo, e’ sempre piaciuto dare la colpa al sistema :))

"Governare e’ far credere". Niccolo’ Machiavelli

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