www.flickr.com
Elementi di lele_rozza Vai all'album di lele_rozza

Il complotto, le paure per il premier e la caciara

In Italia è invalso l’utilizzo di uno strumento formidabile per la gestione del potere.

Questo strumento è il complotto.

Uno strumento fenomenale permette di montare i cosiddetti “casi”, sbattere qualche mostro in prima pagina, passare oltre ad una difficoltà contingente del potente di turno, permettere a molti che stanno a guardare di salire sul capiente carro del complotto e guadagnarsi la “loro” visibilità,e poi, come un soufflé che si ammoscia, tutto finisce nel dimenticatoio, salvo poi, grazie al lavoro di giornalisti, scrittori, studiosi, scoprire che la storia era un’altra, possibilmente qualche decennio dopo. Se poi qualche complotto serve, si sa mai che si debba tirare fuori al momento opportuno, lo lasciamo lì, appeso, senza soluzione.

La nostra storia contemporanea è piena di questi complotti,dal colpo di stato non riuscito agli albori della contestazione, alle stragi, ai processi per mafia, e poi omicidi e un sacco di altre storie.

Alcuni di questi si compongono, altri no, c’è sempre qualche ben informato che a un certo punto ritira fuori la storia, e c’è sempre un abile cronista che ci si butta a pesce.

Siccome poi siamo un popolo di creduloni malfidenti l’humus perché attecchiscano i complotti è perfetto.

Chiarisco creduloni: siamo un popolo che tendenzialmente si contenta di come gliela raccontano, difficile un approfondimento, molto meglio che ci sia qualcuno che fa la sintesi per conto nostro e ci racconti la storia migliore.

Chiarisco malfidenti perché alla prima avvisaglia di trucco, noi siamo abilissimi a smascherare chi trucca le carte, come siamo tutti abilissimi il lunedì mattina a vincere la partita del giorno prima perché l’allenatore non capisce niente.

Tutti allenatori, il giorno dopo, tutti skypper se Azzurra vince il campionato mondiale di vela (anche se al massimo si va in canotto) e tutti finanzieri e politici, tranne il fatto che poi se c’è da metterci la faccia, beh la faccia preferiamo che ce la mettono quelli là, ladri e assassini durante tutta la legislatura ma in fondo degni del nostro voto quando c’è da “turarsi il naso”.

E’ paradossale che valga ancora oggi un detto di un eone fa, proposto da un celebre giornalista, e gli italiani continuano a votare “turandosi il naso”, ma questa, come direbbe un noto scrittore, è un’altra storia.

Io in questo periodo mi sto divertendo a seguire due mirabolanti complotti che permettono a tutti di avere un vantaggio e che servono, principalmente ad altro, servono a ottenere vantaggi, distraendo la cosiddetta opinione pubblica da quanto accade effettivamente, permettendo a “chi di dovere” di agire, ottenendo risultati lontani dai riflettori.

Uno, divertente, anche se i poveri cittadini della Calabria forse non la pensano allo stesso modo, è quello delle cosiddette navi dei veleni, dove un tale, la cui credibilità è tutta da dimostrare (è stato condannato per falsa testimonianza e per calunnia, e le sue dichiarazioni sono il fondamento di tutto il can can che abbiamo letto in questi  mesi) dichiara cose che puntualmente non si rivelano vere, ma verosimili, e mette in moto un carrozzone, costoso e roboante che apre a storie vecchie, mescola vicende (vere, verosimili ed abbastanza improbabili) permette di farne delle notizie.

In questo modo monta un caso, che, magistralmente non accenna a spegnersi, soprattutto quando ci sono evidenze di non sussistenza.

Ma il secondo, meraviglioso e proprio di oggi è la preoccupazione per il premier, il quale fugge a palazzo Grazioli perché a rischio attentato.

Una notizia che da il giornale di famiglia, che non ha alcuna fonte di riferimento (o meglio non cita alcuna fonte) confonde ad un certo punto Al Qaida con le Brigate Rosse, mette insieme le pere con le mele e confeziona un perfetto spauracchio su cui discutere e fare congetture, la notizia c’è, nel senso che sta cosa si vende, si basa su una cosa piuttosto vaga ma è sufficiente per aprire il caso, il tempo farà il resto.

Copincollo qui l’articolo di cui parlo e provo a fare reverse engineering della sedicente notizia.

Fonte: il Giornale del 15 novembre 2009

Berlusconi rivela le minacce di Al Qaida: "C'è un piano per farmi saltare in aria"

Roma Magari fosse solo un game, nel senso di gioco. Magari si trattasse solo del «dossier personale» intestato a Silvio Berlusconi, inserito nella lista di una ventina di personalità politiche possibili bersagli, ritrovato nel computer di Mohamed Game, l’attentatore libico che lo scorso 12 ottobre tentò di farsi saltare in aria davanti alla caserma Santa Barbara di Milano. Ci sarebbe infatti un allarme più serio, secondo quanto trapelato nelle ultime ore, al di là del diniego ufficiale dei servizi, tramite il Copasir, su un presunto pericolo sicurezza per il premier. Porterebbe dritti a un concreto rischio attentato, invece, la decisione di far traslocare in tutta fretta il Cavaliere da Palazzo Grazioli, con destinazione Palazzo Chigi. Sede ufficiale del governo - ben più protetta della residenza privata in via del Plebiscito - dove ogni presidente del Consiglio ha sempre a disposizione un proprio appartamento.

Se uno legge bene c’è scritto che non c’è alcun rischio, si tira in ballo una storia che ha fatto scalpore ma che è finita nel nulla e non si da conto di alcun dato concreto se non indiscrezioni, ma andiamo avanti.

Il capo del governo, infatti, sarebbe oggetto di una minaccia diretta da parte di una cellula terroristica islamica. Non si conoscono i contorni del fascicolo in questione, ma pare si sia arrivati a temere un «pericolo bomba» attraverso l’ascolto di alcune intercettazioni telefoniche, in cui si sarebbe fatto riferimento a un attentato per colpire il premier. Un progetto che alcune fonti collegano in maniera diretta con Al Qaida.

Prima si trovano tracce ne computer di un tizio che ha fatto un gesto sufficiente fuori dall’ordinario da finire su tutti giornali e scomparire altrettanto rapidamente, poi si parla di intercettazioni (che non si capisce da dove escano)

Per il momento, nessuna conferma ufficiale. Anzi, non ci sarebbe alcun pericolo di sicurezza per il premier, avrebbe chiarito Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi di sicurezza, al presidente del Copasir, Francesco Rutelli. Una smentita arrivata nel corso di una telefonata, in cui l’ex esponente del Pd avrebbe chiesto chiarimenti sulle motivazioni del trasloco di giovedì notte, bissato venerdì. Una scelta non da poco, inusuale, visti i pochissimi precedenti. Tanto da aver subito alimentato il giallo. Una stranezza, alimentata pure dall’insolito nervosismo avvertito attorno agli uomini che si occupano della sua sicurezza personale.

Notare bene che continua a non esserci alcun pericolo, secondo fonti molto accreditate, al punto che Rutelli nemmeno ne sa nulla e Rutelli presiede un organo che di mestiere queste cose le sa. Rutelli presiede il Copasir che è un organo del Parlamento Italiano che si occupa del controllo dei servizi segreti, e se non lo sanno i servizi segreti… insomma.

Il diretto interessato, intanto, sembra fare buon viso a cattivo gioco. E come da tradizione, anche ieri è rientrato ad Arcore per il week-end.

Quindi il problema è solo a Roma, ad Arcore no, è ben strano…

Ma al riparo da taccuini e occhi indiscreti, a pochi confidenti avrebbe ammesso di essere «molto preoccupato» per la vicenda. Pronto a riferire: «C’è qualcuno che vorrebbe farmi saltare in aria». Sarebbe questa quindi la motivazione delle due notti di seguito trascorse a Palazzo Chigi, a distanza di anni rispetto alle precedenti esperienze.

E come le escort il premier i “confidenti” se li sceglie male assai visto che 5 minuti dopo le sue “confidenze” finiscono sui giornali, ma insomma è anche una questione di gusti, o di obiettivi…

Nel 2003 vi passò infatti tre giorni, bloccato da una forte influenza, mentre in un’altra occasione vi rimase durante alcuni lavori di ristrutturazione a via del Plebiscito. In ogni caso, si tratta di una novità assoluta per questa legislatura. Soltanto nella breve esperienza del 1994 Berlusconi si era stabilito in tutto e per tutto a Palazzo Chigi, affidando in quel frangente alla first lady Veronica il riassesto dell’appartamento presidenziale. Solo in queste poche occasioni, dunque, il Cavaliere, durante la sua permanenza nella capitale in veste di presidente del Consiglio, ha cambiato letto. Tanto che la sua residenza privata, con il tempo, ha via via acquistato una dimensione pubblica, diventando teatro di vertici politici, riunioni di ministri, e anche di incontri internazionali come nel caso della visita dell’allora premier spagnolo, José Maria Aznar.

Perchè un po’ di spot sulla splendida attività del premier non ce lo facciamo mancare mai.

Ma adesso viene il meglio, perchè nello stesso articolo, tanto per rincarare la dose saltano fuori Maroni e le BR, infatti l’articolo continua:

Detto questo, l’allarme terrorismo non è soltanto di matrice islamica.

Ma come? Si parlava di riferite minacce al premier dopo il ritrovamento di materiale sull’HD di un presunto terrorista e mi tiri fuori Maroni e le BR??

La conferma arriva direttamente dal ministro dell’Interno: «Ci preoccupano i segnali che abbiamo ricevuto dell’attività di un gruppo che si rifà alle Brigate Rosse». Secondo il titolare del Viminale, «questo gruppo, che ha inviato un volantino alla redazione dell’Unità nei giorni scorsi» - il riferimento è ai Nuclei di azione territoriale (Luca e Annamaria Mantini), un’organizzazione che ha firmato un documento contenente minacce a politici e giornalisti - «propone di territorializzare le attività ed è composto da cinque cellule radicate a Milano, Como, Torino, Lecco e Bergamo». Secondo Maroni, «sale l’attenzione per questi segnali nuovi e preoccupanti che il governo sta valutando».

E addirittura Maroni conferma! Ma il Ministro, tirato per la giacchetta, conferma in realtà una cosa che non c’entra niente, e fa bene a confermare, dal momento che la vicenda del volantino è vera e nota, ma qui del tutto fuori contesto.

Per contrastare «episodi» che «si aggiungono» al pericolo del terrorismo islamico, «che c’è e risulta evidente dagli ultimi fatti». Ecco perché, aggiunge, «stiamo decidendo le misure da prendere».

Salvo il fatto che gli ultimi “fatti” non si sa bene quali siano, e il virgolettato è riferibile a quasi qualsiasi cosa.

Quindi ricapitolando, pare che abbiamo minacciato il premier, ma comunque non c’è pericolo, il premier trasloca a palazzo Grazioli, perchè teme per la sua incolumità, però poco, perchè va a casa per il week end. Nel frattempo chi controlla i servizi segreti non ne sa nulla, e va beh.

Poi, siccome c’è stato una rivendicazione di una cellula delle BR, si tira in ballo il Ministro Maroni con un virgolettato che, nulla c’entra con il caso precedente, ma già che ci siamo la buttiamo in caciara.

Ora, io non sono un giornalista e magari ho sbagliato qualcosa, ma da appassionato lettore mi sembra che delle cose non tornino e che, tutto sommato il risultato per un lettore disattento è che ci sia un “teorema” per cui BR e estremisti islamici stanno attentando alla vita del premier, che, per il momento, è per lo meno una cosa del tutto da dimostrare, per lo meno!

Che poi Rutelli recentemente si è dimesso da presidente del Copasir.

[...] Viaggi Il complotto, le paure per il premier e la caciara [...]

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
Realizzato con Drupal, un sistema open source per la gestione dei contenuti