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Il DNA degli italiani

Ricevo costantemente da Marsilio la newsletter con le novità, e volentieri, recensisco alcune novità.

Questa volta tocca a Fontana con il suo "DNA degli italiani"

Le storie che si raccontano, belle storie, partono e tornano nella provincia di Brescia, terra natia di Fontana. 

L'autore, con le lenti di chi ha visto un bel pezzo di storia d'Italia, prima dalla provincia e poi dai palazzi del potere, ci racconta la fame, la famiglia, le cascine e l'Italia rurale nel profondo nord tra le due guerre.

In qualche caso Fontana sembra un nonno buono, che racconta ai nipotini, in qualche caso esce il cattolico militante anticomunista che giustifica un sistema che ha governato l'Italia.

Il libro mi ha convinto. Mi ha fatto rimpiangere un pezzo di DC (solo un pezzo), quella che ha costruito concretamente l'Italia del dopoguerra (nel bene e nel male). Mi ha riportato a memoria la mia di nonna, che tante volte raccontava a noi nipoti le storie della guerra e della sua infanzia.

Ho imparato molte cose sulla civiltà rurale, ho capito molte cose su "L'albero degli zoccoli" di Ermanno Olmi (compreso il fatto, e non lo sapevo, che fu fortemente stroncato alla sua uscita). Credo di avere capito anche qualche elemento che "giustifica" la crescita dei leghismi dalle nostre parti.

E' un libro gradevole, si legge volentieri, è ricco di aneddoti, talvolta molto piccanti. Non è compiaciuto, consengna un pezzo di storia alla memoria dei posteri, senza trionfalismi e senza sociologismi d'accatto.

Lo consiglio volentieri.

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