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La decadenza

 

Non credo ci voglia un esperto di storia romana per comparare l’epoca che stiamo vivendo con la decadenza dell’impero che portò Roma a terminare la sua epoca d’oro con l’arrivo dei barbari.

La dinamica ormai consolidata è una corsa al massacro fondata sul nulla. Lo leggiamo sulle pagine dei giornali, per quel poco che i giornali raccontano. Lo leggiamo nella dichiarazione di politici e finanzieri, ma soprattutto lo ascoltiamo nelle conversazioni delle persone che si accontentano, a cui è sufficiente una storia, una sola, purché rassicurante e poco complicata per prendere partito, per esercitare i propri diritti inalienabili (l’acquisto a credito) e poi tornarsene davanti alla tv.

Si vede sempre più spesso una scarsa attenzione al reale, è sufficiente qualche certezza, anche di carta, purché dichiarata da autorevoli esponenti di qualsiasi cosa, per riportare qualsiasi malcontento allo stato dell’encefalogramma piatto.

In queste giornate di estate ho riflettuto su tante cose, accompagnandomi con ottime letture e mi piace condividere una riflessione.

Penso alla scuola, a quella scuola a cui sto mandando i miei figli, una scuola totalmente inutile.

Provo a farne un rapido excursus.

Per le insegnanti della scuola elementare l’esigenza è consegnare alle colleghe della media inferiore ragazzi che possano minimamente fare di conto, leggere e scrivere, tenendo conto che la richiesta di fondo è quella di una scuola che tenga impegnati i ragazzi in modo che le mamme possano avere almeno un part-time. Con buona pace della Signora Gelmini la sua proposta di riportare la scuola al 1 ottobre è una sciocchezza, segno che, banalmente, la signora non ha la più pallida idea di come sia fatto il paese che contribuisce a “governare”.

Durante la scuola media l’obiettivo è mantenere l’ordine, cercando di scoraggiare il più possibile i soggetti “complessi” a procedere con gli studi, attività abbastanza in voga anche alle elementari ma decisamente in modo più calmierato. Alcuni professori ci provano a fare il loro mestiere e sono sottopagati, altri scaldano le sedie e sono pagati tantissimo (lo stipendio sarebbe uguale, ma visto l’eroismo dei primi e secondi hanno un costo sociale del tutto folle).

La scuola media è un periodo delicatissimo per la crescita dei ragazzi, è il momento del passaggio dall’infanzia alla giovinezza (ma non devo certo io dire queste cose) ma siccome non ci sono i fondi per la scuola pubblica (per la scuola privata si) allora si finisce per  gestire alla bell’e meglio il “problema studenti”.

E poi la scuola secondaria, che sebbene dovrebbe fornire già gli strumenti per approdare al mondo del lavoro, di fatto, ancora una volta non serve a nulla. Non ci sono i fondi (di nuovo) le attrezzature sono vecchie, i docenti svogliati o impossibilitati e quindi si tira a campare. Certo è che dopo un istituto professionale sono pochissimi gli studenti che possono aspirare ad un lavoro che in qualche modo permetta loro di mettere a frutto quanto imparato.

Per non parlare dell’università, che a parte ad accrescere le variegate baronie di cui i nostri atenei sono pieni, ancora una volta non ha alcuna attinenza con il mondo del lavoro, o perlomeno lo potrà avere in qualche caso specifico, ma non nella stragrande maggioranza dei casi. (e’ degli scorsi giorni un’indagine pubblicata da “Il sole 24 ore” che raccontava la corsa alle facoltà con sbocco “ordinistico”) E’ certo poi che con la famosa laurea in mano ci si domanda a che punto siamo rispetto al cursus honorum, perché se una volta i laureati erano al top della competenza e del prestigio, adesso, sempre di più lavorano nei call center e quindi è chiaro che qualcosa non funziona.

E allora ci sono i master, che sono fioriti in questi anni, nelle discipline più disparate, master che ovviamente servono ai loro ostensori e non precisamente agli studenti, i quali, però, finalmente, alla fine del costosissimo master, senz’altro, potranno aspirare ad un eccellente stage non retribuito, dove, speriamo, qualcuno insegni loro qualcosa.

Insomma, è vero che adesso c’è internet e i miei figli parlano già due lingue dalle elementari, ma se fossi uno studente di oggi, io sarei piuttosto arrabbiato, parecchio.

E in tutto questo, viva le scorciatoie, che magicamente tengono tutti incollati alla tv, che spingono moltissimi alle selezioni per i reality, che considerano il mercimonio del proprio essere una cosa relativamente ovvia e banale per ottenere il proprio risultato, come ci insegnano le istituzioni.

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