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La rabbia, la politica, le parole e le cose

In questi giorni stanno succedendo cose molto importanti. Abbiamo visto la politica dei minimi termini. Quella della compravendita dei voti dei parlamentari. Quella della politica lontana ere dal mondo reale, quella del milionario che continua a comprarsi l'Italia per farsi i fatti suoi con le persone che hanno cambiato schieramento che dicono un sacco di sciocchezze, evidenti sciocchezze degne di equilibrismi e sofismi che sono vuoti di significato.

Poi ci sono stati gli scontri a Roma, con i disordini, le botte agli studenti, le persone in piazza a metterci il loro. Ci sono state anche un sacco di discussioni e a qualcuna ho partecipato. Su fiendfeed ho trovato persone interessanti a sostenere tesi che in qualche caso non condividevo, o che condividevo parzialmente, ma spesso con l'idea di smontare realmente il problema. Ho sostenuto in questi giorni una tesi piuttosto banale, ovvero il timore della deriva violenta. Il timore che una deriva violenta potesse essere controproducente, potesse legittimare la deriva cosiddetta securitaria, quella a cui ci stiamo ahimè abituando nelle zone leghistizzate. Quella che diventa una guerra tra poveri e che ci porta tutti a chiuderci in casa perchè fuori c'è pericolo. Temevo che il ritorno dei cattivi (questa buffa citazione dei black bloc mi dava molto da pensare). Temevo, e temo le semplificazioni giornalistiche, temevo e temo lo strapotere dei pensionati, che siccome sono un bacino di voti stanno spingendo per costruire le città a misura loro. Temevo, soprattutto. Ho cercato di capire e di ascoltare. Ho cercato di non accontentarmi della teoria complottista degli infiltrati, che comunque non sono il tema centrale. E ho ascoltato, dalla radio, le voci di alcuni che dentro questo mondo di movimento ci stanno. E ho sentito solo cose sensate. Ho sentito parlare di politica come da anni non sentivo più. Mi è sembrato che qualcuno stia facendo delle cose. Per una volta non c'era la solita strumentalità.

Purtroppo la politica professionale l'ho vissuta da dentro, e dopo tanto tempo, ho sentito cose proprio diverse.

Ancora una volta non ero del tutto d'accordo, non capisco, temo, tutto quello che viene detto e, ahimè, mi sono anche sentito un po' vecchio, un po' polveroso (che in effetti potrei essere nel migliore dei casi il fratello maggiore e, nel peggiore, lo zio, di quelli con cui ho discusso e che ho sentito parlare).

Ecco devo dire che le mie tiepide certezze sono venute meno (che alla mia età è un casino) e, forse, il cinema che è stato fatto ci voleva proprio, e forse è proprio tremendo che, come ho sentito dire, c'è una generazione che è del tutto inascoltata, che serve solo a fare numero nelle aule universitarie. Una generazione che non ha nessun futuro, a cui hanno portato via tutto. Una generazione che ha deciso di riprendersi le parole, le proprie parole e che deve, per forza rompere le cose per farsi sentire. Insomma più che altro ho un sacco di dubbi, e quando ho i dubbi mi escono le cose un po' liriche.

Insomma nonostante sia notoriamente un po' cinico, confesso, mi è sembrato di sentire delle cose nuove, con un peso specifico a cui non son abituato da tempo, che insomma, non è mica male. E la politica, è certificato ormai, sta fuori dai palazzi, ma c'è, e mi sembra una bella cosa.

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