www.flickr.com
Elementi di lele_rozza Vai all'album di lele_rozza

Leggere di noi tanto tempo fa

Per snobismo culturale, credo, oppure per pigrizia, ma insomma per nessun motivo nobile, mi sono messo a leggere solo cose un po’ vetuste.

Mi sto rileggendo un po’ di autori italiani che raccontavano gli anni 50 e 60 (sto facendo una scorpacciata di Flaiano, dopo essermi riletto Calvino, Manganelli e avere abbandonato, per l’ennesima volta, Gadda), e ho ripreso in mano un po’ di filosofi di quelli che non sono più di moda, e mi rileggo Baudrillard, Adorno e Marcuse.

L’aspetto del tutto stupefacente in queste letture è la loro assoluta contemporaneità. Sono attualissimi, oltre ogni aspettativa.

Flaiano ci racconta un italietta che è quella del nostro presidente del consiglio, ai tempi c’erano i comunisti (davvero) e la DC, ma nei fatti, le persone, gli arrivismi, le miserie erano proprio uguali uguali.

Baudrillard ci racconta la società dei consumi (era il 1970 l’anno della prima pubblicazione) e mi sembra che racconti la nostra pubblicità, la nostra politica, la nostra società.

E, se da un lato la cosa è abbastanza straniante, nel senso che sembra che l’acqua sotto i ponti passi invano, dall’altra è molto rassicurante. L’apice della decadenza o ha tempi geologici, oppure, semplicemente, non c’è nessuna decadenza, ma una banale continuità che sì, per me, snob, è triste e dolorosa, ma in fondo, mi mette tranquillo verso un futuro mediocre ma sereno, dentro il borborigma indistinto dell’umanità che evolve.

Come ti capisco! anch'io rileggo Flaiano, Calvino e per la prima volta, invece, non abbandono Gadda. Condivido anche la scelta di Baudrillard, Adorno e Marcuse, anche se trovo interessante come abbiano posto i semi di una lettura critica della Modernità morente, quindi più che attuali li trovo fondamentali per cercare di aggirarmi tra le macerie di un pensiero che ci ha così caratterizzato e che ora è stato profondamente mutato. Trovo nei loro scritti le ragioni di un mutamento di cui ora iniziano a delinearsi i primi tratti davvero visibili
Mettere il loro pensiero (ma anche quello di Gramsci e Pasolini) a confronto con quello di Deleuze, Virilio, Foucault e Jameson, è come tracciare una sorta di linea ideale del pensiero che arriva al contemporaneo dove ogni forma di critica storica viene a cadere. Non credo alla decadenza ma nemmeno all' "eterno ritorno"... qualcosa è cambiato ed è il nostro pensiero che non riesce ancora bene a intuire il cambiamento, ciò che non cambia è la nostra essenza di uomini, la vita, l'intuizione, mentre la società è in mutazione (non mi piace parlare né di evoluzione né di rivoluzione)... è che risulta più confortevole a scrittori, pensatori, giornalisti e politici continuare ad usare gli stessi termini, a immaginare dialettiche e forme di critica che non hanno più senso. Penso che sia in questo stridore tra società, scienza e pensiero e forme di lettura (ideologia?) che sta il problema delle democrazie occidentali per esempio. Le nostre "teste pensanti" faticano a servirsi di nuovi strumenti per analizzare e leggere il reale (pensa al caso dell'informazione) e questo ci lega e ci impaccia... siamo anacronistici nel pensiero e forse riprendere il filo proprio a partire da Adorno, Marcuse e Baudrillard ci è utile a patto di servircene come di una mappa per orientarci, una mappa diacronica per poter raggiungere nuove forme di pensiero critico più inerenti alla nostra realtà...

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
Realizzato con Drupal, un sistema open source per la gestione dei contenuti