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Milano c'era una volta

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Scopro che intorno al 1960 i milanesi smettono di vergognarsi di Milano, della nebbia e delle fabbriche. Lo scopro da una bella nota di Camilla Cederna, apparsa proprio su “L’Espresso” dell’agosto di quell’anno.

E Testori, con le sue opere, contribuisce a questa “nobilitazione”di Milano.

Ne “Il ponte della ghisolfa” Testori racconta di una Milano che non era ancora “da bere”. Una Milano viva, piena di operai, lambrette e periferie. Di battone che si innamorano dei loro clienti, di ostesse che chiedono 500 lire per i bicchieri rotti durante una rissa. Di fratelli che dormono nello stesso letto. Una Milano di “far l’amore nel pratone fra l’autostrada e le case popolari”, di giovani gelosi che non baciano dove ha già baciato un altro.

Quella Milano lì io ho fatto in tempo a vederla, circa 20 anni dopo (forse non proprio quella lì, ma ci andavamo abbastanza vicini).

Quando prendevo il treno (allora si chiamava locale) che da Vigevano (quella di Mastronardi, che io Mastronardi ho fatto in tempo anche a conoscerlo, che abitava di fronte a casa mia) mi portava a Porta Genova, vicino a Porta Ticinese. Andavo alla fiera di Senigallia, quando stava nella piazzetta dietro Corso Italia. C’erano gli anarchici che vendevano la stampa militante, c’erano gli abusivi che erano il bello del mercato, che tutte le volte avevano cose diverse, rimediate chissà dove, c’era quello che vendeva le cose militari, che non erano di moda e costavano pochissimo, era una specie di ritrovo. Spostandosi sull’alzaia, c’era il Discomane (che forse c’è ancora) che era un negozio che vendeva i vinili usati, e con pochi soldi si poteva comprare un sacco di roba interessante, e quei vinili lì ce li devo avere ancora in cantina, e c’era Il Libraccio, che vendeva i libri usati, che aveva un negozio solo e proprio con quei libri usati, ho cominciato a costruire la mia biblioteca. Era un posto magico, che sapeva di sano e di officina e ci si stava bene, o almeno al ragazzetto di provincia che ero sembrava ci si stesse bene.

Poi, non molto tempo dopo Milano è diventata da bere, e dopo, se la sono bevuta, e all’adulto di provincia che sono diventato sembra che non si stia più tanto bene.

Peccato.

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