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NE FAREI UNA QUESTIONE GENERAZIONALE

Ho dato una scorsa ai candidati alle amministrative per Pavia e provincia. Noto, con un certo disappunto che risulto essere uno di quelli che abbassano consistentemente l’eta’media e ho 35 anni !??!
Pur essendo contrario ad ogni forma di nuovismo, pericolosissimo e totalmente fine a se’ stesso, ho l’impressione di comprendere come mai la politica finisce per essere poco apprezzata, poco compresa e poco praticata.
Non voglio aprire una parentesi sulla politica nazionale, dove notoriamente, i soliti noti imperversano, per cosi’ dire, a vita, mi limito ad una riflessione sulle elezioni amministrative, quelle piu’ vicine alla gente, dove di solito si ha modo di discutere con i candidati, perche’ sono il vicino di casa, il giornalaio o il panettiere. In questo caso, nonostante ci sia stato in questa tornata un fiorire straordinario di liste, vedo una complessiva assenza della mia generazione, qualche giovanissimo o giovanissima (il genere non mi sembra rilevante nella fattispecie), e poi una grande quantita’ di nomi storici.
In molti casi, intendiamoci, sono nomi storici di grande prestigio ed autorevolezza, persone in grado, probabilmente di prendere i famosi voti, persone con esperienze amministrative complesse e di grande caratura morale, ma se non si crea una “successione”, come la mettiamo?
In questi ultimi anni sto notando come, al di la’ dell’ormai datato adagio secondo cui quanto piu’ uno e’ stato a sinistra nel ‘68, tanto piu’ adesso ha la casa vicino al centro, che e’ ovviamente qualunquista e lascia il tempo che trova, quella generazione, che sostiene di aver cambiato il mondo, e intendiamoci, in qualche misura lo ha fatto davvero, stia continuando ad occuparsi di se’.
Mettiamola cosi’, all’inizio degli anni ‘70 si parlava di scuola e di liberazione sessuale, di lavoro garantito e di lotte sindacali. Gli anni ‘80 sono stati quelli della Milano da bere, quando le carriere si implementavano rapidamente e chi era stato assunto stava mettendo da parte per il futuro. Nel frattempo ci furono i decreti delegati e la scuola cercava di essere democratizzata (chi nel ‘68 aveva 20 anni, negli anni ‘80 aveva giusto i figli in eta’ di scuola dell’obbligo). Gli anni ‘90 furono del reflusso, era vietato avere nuove idee, tutto era gia’ stato detto e fatto, i nostri si inventano la new age, l’intimismo. Ricompaiono i mostri sacri, Cat Stevens, George Harrison ecc. La politica subisce una brusca sterzata, scompaiono i partiti storici sotto i colpi del tremendo PM e si fa un orribile referendum sul sistema elettorale convincendo gli italiani che un nuovo sistema elettorale moralizzera’ l’Italia, salvo poi consentire a tutta la marmaglia post qualsiasi cosa di confluire tal quale nei nuovi partiti (partiti nuovi, facce vecchie, davvero un bel risultato!). Ed infine gli anni dal duemila in avanti, vedono centrale la questione dell’anziano (centrale davvero, intendiamoci, l’aspettativa di vita si e’ allungata e il problema anziani esiste ed e’ importante) intanto che la mia generazione e le generazioni successive cercano disperatamente di infilarsi nel mondo del lavoro. E poi, come la mettiamo, dovremo subire “la vita oltre la vita”? :))

Si, daccordo, ho un po’ esagerato, ho strumentalizzato alcune cose dando eccessiva enfasi ad alcuni elementi non certo centrali nella storia sociale italiana, ma, si sa, e’ nell’iperbole, nel ragionamento “per assurdo” che talvolta si trovano gli spunti migliori per le riflessioni.

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