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Paolo Hutter in difesa delle minoranze

sul manifesto di sabato e' uscita questa presa di posizione di Paolo Hutter.

Mi sembra semplicemente ragionevole, la copincollo, un po di ragionamento credo sia necessario farcelo.

L’ondata anti-politica sta per mordere nel vivo, per buttare il bambino con l’acqua sporca, e speriamo che finalmente qualcuno reagisca. La proposta di ridurre il numero dei consiglieri comunali e provinciali, mescolata e un po’ nascosta in mezzo ai risparmi sulle auto blu e sui consigli di amministrazione, è un mortificante attacco al pluralismo democratico, ai diritti di rappresentanza, e una forzatura a favore dei partiti maggiori mascherata da esigenza economica. I consiglieri comunali e provinciali non hanno uno stipendio regolato da un contratto rigido, ma accumulano gettoni di presenza. Il loro non è necessario che sia un lavoro retribuito a tempo pieno, ma un ruolo di controllo, di indirizzo, di proposta , e non se ne può fare a meno se quella comunale vuole essere ancora una democrazia. Se si ritiene indispensabile - o anche solo se si vuole - ridurre la spesa pubblica per la rappresentanza dei cittadini si ragioni sui gettoni di presenza, caso mai. Li si riduca anche del 15%, magari però incentivando la ricerca di altre soluzioni per consentire ai consiglieri comunali di esercitare il loro ruolo. Invece rischiamo di trovarci di fronte alla prima riforma elettorale e istituzionale restrittiva introdotta per ragioni economiche. Le prime avvisaglie della controriforma parlavano di una riduzione del 25% dei consiglieri comunali, ora dopo le proteste dell’Anci si parla del 10% minimo, che sale a 12 nei comuni maggiori. Se i consiglieri dei grandi comuni italiani calano da 50 o 60 consiglieri comunali a 44 è assai probabile che a farne le spese siano i gruppi di un solo consigliere, quelli che prendono tra il 2 e il 3%. Nei comuni medi e piccoli la soglia si alzerebbe molto di più e sarebbero tagliate fuori anche liste che superano il 5% dei voti. Non stiamo parlando tanto del fatto politico generale che partiti come i Verdi i Comunisti Italiani lo Sdi ma persino Rifondazione sarebbe dimezzati come presenza complessiva nei consigli comunali. Ma soprattutto: sarebbero tagliate fuori le liste espressione di comitati, di movimenti, di battaglie locali. Non ci sarebbero più i cavalieri solitari che mettono in difficoltà i sindaci nei consigli comunali. Ci sarebbero soltanto come singoli che vincono la gara delle preferenze nelle liste maggiori, con ulteriore personalizzazione e negoziazione politica. Quello che sta rischiando di succedere è del resto il frutto logico di un banalizzazione mediatico-politica che ha individuato nel multipartitismo, o almeno nei piccoli partiti, il capro espiatorio dei mali della politica italiana. Mettendo completamente tra parentesi l’abnormità del Senato della Repubblica, l’ inutile doppione eletto senza i giovani, la vera causa dell’instabilità nei meccanismi istituzionali. (Le altre sono politico-sociali, discorso diverso.)

Alex Langer eletto nel 78 a Bolzano in Neue Linke con poco più del 3% dei voti è solo il primo esempio che mi viene in mente di una storia di consiglieri di piccoli gruppi che sono stati utili a tutti. Una storia da raccontare, aggiornare e difendere prima che sia troppo tardi.

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