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Pap Khouma aggredito da controllori ATM

Sceso dal tram mi sono rifiutato di mostrare il biglietto e sono stato colpito". Lite in strada, l´azienda apre indagine. "Non mi era mai capitata una cosa così in 22 anni, Milano è peggiorata".

da repubblica:
«Sono stato insultato e picchiato dai controllori dell'Atm». Parla lo scrittore Pap Khouma, 49 anni, senegalese naturalizzato italiano, che nel pomeriggio è finito al pronto soccorso del Fatebenefratelli con ferite, escoriazioni e contusioni sul viso e sul corpo. È stato medicato e sottoposto a una lastra che non ha mostrato fratture. Subito dopo ha presentato denuncia al posto di polizia all´interno dell´ospedale.

«È successo tutto in piazza Repubblica - racconta -. Avevo preso il tram 29, e nel tragitto ero stato controllato per due volte. Tutto in regola, d´altronde ho un abbonamento. Sono sceso al capolinea, a Repubblica. Non dovevo più prendere altri mezzi, e per un paio di minuti sono rimasto fermo sul marciapiede davanti al tram fuori servizio. Sono arrivati due controllori che mi hanno chiesto il biglietto. Io gli ho detto che non era loro diritto chiederlo: non stavo per prendere nessun mezzo, la loro risposta è stata insultarmi e dirmi che se venivo a casa loro non potevo dettare le regole». A quel punto Pap Khouma ha risposto a tono - «Io non sono a casa vostra, sono sul marciapiede, che è di tutti» - e la situazione è degenerata. È partito un pugno in pancia (non è chiarissimo da parte di chi, visto che ognuno sostiene di essere stato aggredito e di avere solo risposto), a cui ne è seguito un altro in risposta. «Poi mi hanno fatto cadere e ho battuto la testa - prosegue lo scrittore - e mi hanno preso a calci mentre mi insultavano. Ed è arrivato almeno un altro loro collega ad aiutarli». Un pestaggio interrotto dall´arrivo della polizia, chiamata dall´autista del 29. Khouma è stato portato al Fatebenefratelli, dove è stato medicato anche uno dei controllori.

Atm non si sbilancia sull'accaduto, almeno per il momento: «Com'è prassi quando ci sono problemi con i passeggeri - dice l'azienda - abbiamo attivato un´indagine interna. Con gli elementi che abbiamo a nostra disposizione adesso è affrettato dare un giudizio e una versione, ci sono aspetti che vanno attentamente valutati». E altro non aggiunge. Anche perché il caso è delicato, un po' perché è ben raro che si passi alle vie di fatto tra controllori e passeggeri, e poi perché il colore della pelle di Khouma può fare scattare l´accusa di razzismo. Anche se lo stesso scrittore su questo smorza i toni: «Se devo trovare un lato positivo in tutto questo, non mi ricordo di avere sentito offese legate al colore della mia pelle. Anche se è più che probabile che quelle persone abbiano preso di mira me proprio perché sono nero». Il razzismo, d´altronde, Pap Khouma l'ha vissuto sulla propria pelle fin da quando, negli anni Ottanta, lasciò il suo Senegal per l'Italia, facendo il clandestino per anni, un'esperienza che ha raccontato in Io venditore di elefanti. «Ma in 22 anni che vivo a Milano, che è diventata la mia città al punto di aver preso la nazionalità italiana, qualcosa del genere non mi era mai successo. Temo che sia il clima che si respira ultimamente a favorire certe cose».

dal corsera:
«I controllori dell’Atm erano in quattro. Il primo mi ha tirato un pugno in faccia. Ho reagito, anch’io con un pugno: per difendermi, avevo paura. Gli altri tre mi hanno buttato a terra e colpito con calci alla spalla, in testa. C’erano dieci persone attorno, in attesa di prendere il tram: nessuno è intervenuto. Tranne uno che passava in scooter, e si è fermato in strada, a urlare: "Hanno fatto bene, se serve testimonierò contro di te"». Pap Khouma, è un senegalese di 47 anni con cittadinanza italiana da 10, e da 22 residente a Milano. Giornalista, invitato a conferenze e convegni sui problemi degli stranieri in Europa e Stati Uniti, ha scritto due libri sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza e ha tenuto centinaia di lezioni agli studenti sull’integrazione e contro il razzismo, l’ultima delle quali ieri alla Fnac, megastore di via Torino, dove lavora e dove ha incontrato in mattinata settanta ragazzi dell’Agnesi.

Fuori dal pronto soccorso del Fatebenefratelli, Pap mostra il tesserino di abbonato all’azienda dei trasporti («Scade a fine mese») e un referto medico: l’inizio e la fine di «uno dei più tristi pomeriggi della mia vita». Un pomeriggio iniziato attorno alle 15.30 su un tram della linea 29 e finito pochi minuti dopo su un’ambulanza e al presidio di polizia dell’ospedale, per sporgere denuncia contro ignoti. Pap si massaggia la spalla sinistra dolorante, prova con la mano a pulire la camicia sporca di polvere, tira fuori dalla tasca il referto («Cinque giorni di prognosi salvo complicazioni, contusioni varie e un ematoma sotto una guancia» hanno scritto i medici)e l’abbonamento Atm.

«Ero sul tram - racconta - quando sono stato avvicinato da due controllori. "Biglietto" dicono. E io: ho l’abbonamento, guardate. Ma loro insistono: biglietto». Il tram ferma in piazza della Repubblica. Pap scende, deve prendere la metropolitana per raggiungere il figlio, di 11 anni, all’uscita da scuola. Davanti al 29, ferma un altro tram. «Non mi ricordo di quale linea. Ricordo bene, invece, altri due controllori scendere, venirmi incontro, chiedere il biglietto». Pap estrae, per la seconda volta, il tesserino: «Ho l’abbonamento, guardate». I due «sembrano non voler sentire e domandano di nuovo del biglietto. Non ce l’ho, ho l’abbonamento. L’ho già mostrato a due vostri colleghi» prova a spiegare.

Intorno, una decina di persone. E ci sono «pure i primi due controllori, quelli del 29. Tutti e quattro i dipendenti dell’Atm - prosegue il senegalese - mi si mettono davanti. Uno di loro dice, e se la ride: "Ehi tu, guarda che qua non sei a casa tua. Qua tu devi fare quello che ti diciamo noi, intesi?"». Replica: «Non sono a casa vostra: sono sul marciapiede». Controreplica: «Tu devi andare a casa tua. Vai via. Tornatene da dove sei venuto. Vai a casa. Vai via tu e tua sorella». Pap reagisce: «Vai a casa tu. E se io ci vado con mia sorella, tu ci devi andare con tua mamma». Attimi di silenzio, «poi parte il pugno. Forte, deciso. Lo incasso in pieno, mi fa male. Mollo un pugno anch’io. Se e dove l’ho colpito? Non lo so, è stato un gesto istintivo, per difendermi. Ma non è servito, non è servito a niente: anzi, in tre mi sono saltati addosso. Siamo finiti tutti e cinque sull’asfalto, con le auto che rallentavano, per fortuna non ci hanno investiti. Mi sono arrivati tre, quattro, cinque calci».

Quando Pap si rialza, «vedo due agenti - continua a raccontare -. Qualcuno deve aver chiamato la polizia, non so chi. I poliziotti si informano di quanto successo. Chiedono le generalità sia a me sia ai controllori. Chiamano l’ambulanza, che mi porta al Fatebenefratelli».

In ospedale lo hanno sottoposto a due radiografie, che hanno escluso fratture. Nell’attesa della visita neurologica, ieri pomeriggio Khouma si aggirava fuori dal pronto soccorso in cerca di campo per il cellulare: «Devo avvisare a casa, dovevo andare a prendere mio figlio, adesso come faccio?». Attorno alle 20, il senegalese ha lasciato il Fatebenefratelli, dopo aver presentato denuncia. L’Atm, interpellata, non ha commentato la vicenda.

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