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Perle di Manganelli

 Ogni viaggio è il più bel viaggio del mondo. Non fanno il viaggio né la lunghezza né la durata né le così dette meraviglie, i capolavori che può accadere di vedere. Il viaggio è fatto in primo luogo di sé stesso. E' uno spazio longilineo, dentro il quale come in una fessura del pianeta, cadono immagini, profili, parole, suoni, monumenti e fili d'erba. Si possono fare diecimila miglia senza per questo aver viaggiato; si può fare una passeggiata, e la passeggiata può diventare quella fessura, essere viaggio.

[...]

Viaggiare è operazione o solitaria o di sparuta e congeniale compagnia; ed è lasciarsi cadere nel fondo di quella magica fessura che ci porta da un luogo all'altro.

[…]

Era un capolavoro? Non sono certo che esistano i capolavori. Esistono dei miti che sono diventati marmorea forma.

Da “Viatico” p. 11/12

Ora, una città in cui non si fa sperimento del cibo è, come dire, rata e non consumata. Non si è consanguinei, se ci si incontra, nemmeno ci si saluta

Da “Piacenza non è Singapore”

«Gli storici dell'arte hanno paura» dice Arturo Carlo Quintavalle. E' minuto, sottile, nervosamente acuminato. “Hanno paura dei linguaggi che si giustappongono, della mescolanza infinita delle forme e degli oggetti”. Parla di furia, chiarissimo e turbolento, passionale ed astratto. “e allora distinguono, distaccano, costruiscono serie di paesaggi artificiali”. Guardo con attenzione il Quintavalle, uno dei personaggi a cui si affida un nuovo uso della storia dell'arte. E' giovane, è incalzato da un intollerante amore per le immagini che ama, è polemico ma in qualche modo senza interlocutori. Risponde alle mie domande, ma insieme non mi parla.
Una sorta di febbrile tattilismo intellettuale lo guida nella ricerca delle figure che gli sono care, che egli scopre, descrive, lega e collega con tensione geometrica, in preda ad un'ansia che non è passione fisica, con una minuzia che non è classificatoria, ma medievale gioia di ritrovare legami simbolici.

La cattedrale che parla, che cattura il tempo e lo rende uguale, che legge il mondo, questa cattedrale non è scritta: il mondo dei sogni è analfabeta, eppure comunica.

Da “La cattedrale parla” p. 22 - 26

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