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Storia popolare della scienza

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Hugo diceva (sono d’accordo) che chi apre una scuola chiude una prigione.

In questo libro ho trovato molti elementi che mi confortano in questa lettura. La scienza, la filosofia, la conoscenza nel suo complesso rappresentano (hanno sempre rappresentato), un formidabile strumento per esercitare il potere, quello assoluto e violento dell’ancien regime, quello brutto e violento delle democrazie moderne.

L’elemento razziale, la “superiorità” delle classi che non si sporcano le mani, hanno rappresentato un aspetto indiscutibile della storia della scienza, be’ Clifford Corner mette in discussione questo assunto. Lo  discute adducendo tesi documentate, un corposo impianto bibliografico ed una evidente competenza.

Li mette in discussione raccontando la storia della scienza a partire da quello che la scienza ha preso dalla saggezza popolare e soprattutto dalla pratica, ribaltando il punto di vista, completamente.

E' un libro, credo, da leggere. Interessante, approfondito e sufficientemente agile da essere divulgativo. Che è un aspetto importante. La scienza, la filosofia, le arti in generale, per troppo tempo si sono trincerate dietro la necessità di usare una lingua per iniziati, senza nulla aggiungere alla speculazione. Una lingua che non si fa, che non cresce, che non si sviluppa, che mantiene il suo vantaggio competitivo nella sua incomprensibilità. Nella sua leggibilità solo nel cenacolo degli iniziati che si autocertifica.

Un testo come questo, invece, propone una costruzione del pensiero piano, ed una lingua leggibilie. Aperture non comuni nel gotha della letteratura e della filosofia. Leggere un’altra versione dei mostri sacri della democrazia, Platone, Aristotele, e altri, mi ha fatto riflettere molto sull’esigenza di rilettura critica della storia che, in fondo, è lo strumento su cui fondiamo le certezze per sviluppare il nostro modello di futuro.

Una lettura critica che un po’ manca, una lettura critica che ‘sembra’ non servire. Troppi giovani, nell’era della mercificazione degli intelletti, non intravedono nelle scienze umane un appeal che invece trovano in discipline (solo apparentemente) più vendibili, che finiscono per produrre, parimenti, grandi quantità di disoccupati.

E’ un libro che mi è capitato per le mani per caso, me lo ha proposto una persona che stimo molto ed è stato uno scambio intellettuale da cui ho guadagnato molto. E’ un testo che merita degli approfondimenti, un testo che racconta un’altra storia, un argine, piccolo o grande che sia, che si frappone al pensiero unico, che, drammaticamente, non è più determinato da alcun regime (forte o debole che sia) ma da una sciatteria intellettuale, falsamente spacciata per ricerca dell’obiettivo.

Mai come in quest’epoca abbiamo bisogno di umanisti, di studiosi, di persone che possano leggere la nostra storia e raccontarla, senza il ricatto del danaro. Il rischio di perdere completamente la bussola è molto concreto, e una volta superate le colonne d’Ercole della civiltà, il percorso di recupero dell’umanità si scontra con i flutti dell’oceano, e tutto sarà molto più difficile.

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