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parole

Gli abbracci

Oggi mi è capitato di dire una cosa che ho sempre saputo, ma che probabilmente non avevo mai detto.
Il risultato è che dopo che l’ho detta, e il mio interlocutore ha fatto gli occhi grandi, mi è venuto voglia di scriverla, che così magari la capisco meglio anche io.
Mille milioni di anni fa mi sono guadagnato da vivere facendo trattamenti shiatsu, mi sono fatto la mia scuola, i miei seminari, e mi sono messo a toccare le persone.
Scoprendo peraltro che ci si tocca pochissimo, ed è un peccato, e che se ci si tocca si abbreviano un sacco le distanze.
Io tendo a toccare molto le persone.
Il conta

delle parole 2 (i simboli)

Credo che in ciascuno di noi sia fortissima la richiesta di simboli. Senza simboli vengono meno molti aspetti ancestrali, senza qualche forma di spiritualita' l'uomo e' troppo solo e vuoto di fronte alla sofferenza e al dolore. I simboli sono importanti ed e' necessario coltivarli.

delle parole (la dicibilita' del male 1)

Hanna Harendt, al'indomani della seconda guerra mondiale e dell'olocausto, parlo' in un testo straordinario della "banalita' del male". Volendola, immodestamente parafrasare, penso che oggi sia necessario porsi il problema della "dicibilita' del male".
L'uomo contemporaneo soffre ma mancano le parole per raccontarlo.
La storia ci insegna che le permanenze non sono di questo mondo; l'evoluzione e' naturale, necessaria, auspicabile.

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