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Un week-end postmoderno

Pier Vittorio Tondelli è un intellettuale affascinante.

Ha solcato le scene culturali italiane per un pezzo degli anni'70 e un po' degli anni '80.

E' morto giovane, era omosessuale e morì di AIDS.

Ha fatto un sacco di cose importanti, e ha scritto dei libri propio belli. Questo è uno di quelli.

E' una raccolta, di storie, appunti, racconti, autobiografici di luoghi, situazioni, viaggi.

Una scrittura meravigliosa vivida, morbida e guizzante al tempo stesso. Una scrittura che trascina, e poi una storia, la mia storia per certi versi. I concerti, i viaggi, Bologna e Milano, Londra.

Luoghi che diventano magici nella loro normalità, luoghi che vinene voglia di visitare per ritrovarci i dettagli ed i particolari.

Uno sguardo disincantato e attento, sempre curioso. TOndelli racconta con la precisione del cronista e il vigore del ragazzo con gli occhi grandi, quello che vede il mondo per la prima volta e non si accontenta dei monumenti, vuole cogliere il formicaio di esseri umani, il crocevia di vite e di situazioni che cresce, si muove, e vive introno ai monumenti.

Ci sono dei passaggi meravigliosi, intensissimi.

E' un libro grande, tante pagine, una raccolta di vite, o di vita (quella di Tondelli). Sufficientemente destrutturata e casuale, come ogni vita, con un filo sempre presente.

Si legge tutto intero oppure un pezzo per volta. E' come il minestrone, che si gusta meglio il giorno dopo.

Se ti capita leggilo, ci sono tanti odori, tanti sapori e tanti saperi, tutti ben dosati.

...Qui dove i gay battono, rischiando ad ogni slumata duecento sterline di ammenda e processo, dove i tossici festggiano questi ingloriosi tempi delle pere e i barboni si rannicchiano a ridosso delgi sfiatatoi, tutta l'effervescenza e l'eccitazione della fauna postmoderna cambia di segno, gradatamente, scendendo per le catacombe. E allora le creste si spettinano, le bocche vomitano pinte e pinte di umori cerebrali, gli occhi girano a vuoto, spesso le mani si incrociano in gesti battaglieri...

...Una generazione formatasi culturalmente davanti al teleschiermo, cresciuta con in testa il sound delle più belle ballate della storia del rock, divenuta giovane maneggiando paperback e altri gradevoli frutti dell'industira culturale.

Una generazione che, nell'impossibilità di offrire a se stessa una ben precisa identità culturale (seguendo percorsi, ponendosi obiettivi, rivalutando origini), ha preferito non darsene alcuna, o meglio mischiare i generi, le fonti culturalo, i padri putativi, fino ad arrivare alla compresenza degli opposti...

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