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verso euromayday 2005

A quattro anni dalla sua nascita, la mayday da milano è cresciuta fino a divenire pienamente europea. Il forum alternativo di Londra
dell'ottobre 2004 ha prodotto la Dichiarazione di Middlesex del
precariato d'Europa, le assemblee di attivisti sociali a Berlino e a
Parigi del gennaio e marzo di quest'anno hanno dato volontà e sostanza al progetto e il risultato si può constatare da www.euromayday.org :
20 metropoli e città europee hanno costruito dal basso il primo maggio
continentale del lavoro flessibile contro la precarietà. Quello che in
vent'anni di integrazione europea non so riusciti a fare i sindacati
riuniti della Confederazione europea, l'hanno compiuto collettivi di
precari, mediattivisti, squatters, studenti, cognitari, sindacati di
base, donne, giovani, immigrati.

La mayday non è solo una manifestazione transnazionale costruita con
tanta pazienza, tanti scambi e tante ore di lavoro non retribuito. Ha
messo la bruciante questione della precarietà al centro
dell'attenzione nazionale e continentale. Ha dato vita a un formato
aperto di reticolazione politica e sociale che riesce ad animare nuovi
immaginari politici e agitare nuovi conflitti sociali: Serpica Naro si
è burlata della moda milanese e ha tolto il velo mediatico alla
precarizzazione spinta che sta dietro il lusso elitista (così come nel
resto dei settori dell'economia postindustriale); San Precario ha
infuso coraggio ai lavoratori della Scala per sloggiare i mercanti dal
tempio dell'opera, licenziare Muti e far dimettere Confalonieri. Da
ultimo, con il processo mayday si sta cercando di far nascere un modo
pienamente europeo di far politica dal basso, che dovrebbe incontrare
l'interesse della sedicente sinistra radicale italiana nelle sue
principali componenti.

Le quattro stelle (rossa, nera, verde, pink) che adornano il poster
EURO MAYDAY 005 alludono alle tradizioni politiche e ai diversi
orientamenti all'azione sociale che si stanno ricombinando in una rete
attiva dalla Finlandia alla Spagna, dalla Francia alla Germania,
dall'Italia alla Danimarca (e anche in Slovenia e Svizzera), persino
nelle liberiste Olanda e Inghilterra, e che ha portato tanti attivisti
e tanti precari, migranti o stanziali, a cimentarsi con
l'organizzazione di campagne, lotte, mobilitazioni, azioni, in una
simultaneità già espressa nella giornata di azione no border del 2
aprile e nel mayday countdown scattato a partire dal 19 aprile. E il
sito e la parade virtuale sono travolti dalle adesioni all'appello
europeo, dai bizzarri avatar precari e dalle tantissime connessioni
(già più di 10.000 singoli utenti). Sta emergendo un soggetto sociale
nuovo sorto dalla transizione dalla società dei colletti blu, bianchi
o rosa al mercato del lavoro dei brain o dei chain workers uniti dalla
logica precarietà, divisi dalla logica del comando aziendale e della
frammentazione sociale. Ma si continua a parlare di posto fisso e di
welfare incentrato su di esso, mentre tutte le immagini di sinistra
del lavoro continuano a rimandare all'industrialismo, lasciando campo
libero a rappresentazioni ideologiche dell'informazionalismo come
quella berlusconiana.

E qui veniamo al nocciolo della questione: la mayday multipla e
molteplice di quest'anno intende porre la precarietà e le
rivendicazioni dei precari come punti fondanti del dibattito politico
e delle proposte sociali della sinistra italiana in vista del 2006. Le
richieste della mayday si possono velocemente sintetizzare in:
garanzia della continuità di reddito per tutte e per tutti, salario
minimo europeo per arrestare il dumping sociale; accesso universale
alle prestazioni sociali fondamentali come maternità, ferie, malattia,
infortunio; accesso gratuito o fortemente sussidiato a servizi di base
come casa, trasporti, connettività, cultura, conoscenza; incentivi a
un'economia dell'innovazione e della creazione fondata sulle comunità
di pari e l'assenza di copyright.

Una generazione precaria sta chiedendo a il manifesto (vicino alla
mayday sin dai suoi esordi) e a tutta la sinistra radicale di farsi
complice e partecipe del movimento precario italiano. E' in corso una
strisciante mistificazione a proposito del movimento di
Seattle-Genova-Mumbai: sembra che i no global adesso siano solo arci,
acli, pax christi e le varie componenti rispettabili della sinistra
ufficiale. Ebbene un minimo di onestà intellettuale imporrebbe di
riconoscere che una nuova generazione della sinistra radicale con i
suoi linguaggi e le sue proposte ha fatto irruzione nel processo
politico in italya e in tutto il mondo, che è questa generazione che
ha dato il grosso della partecipazione alle proteste globali in questi
terribili quattro anni, e che non la si può metter fra parentesi o
peggio reprimere, se si vuole dare un futuro alla sinistra in italia e
nel resto del mondo.

La mayday ha portato Rifondazione comunista a interessarsi dei precari
in aggiunta all'art.18, San Precario è stato canonizzato dai Verdi, ma
le relazioni con la politica ufficiale, le amministrazioni e il
sindacato confederale, FIOM a parte, rimangono distanti e
problematiche, se non ostili. Da un lato il movimento non si vuole far
sussumere da nessuno, dall'altro partiti e burocrazie non parlano alla
nuova realtà sociale creatasi dopo treu, biagi, euro, con almeno 7
milioni di precari fra parasubordinati, determinati e sommistrati
part-time. I maydayani non stanno esattamente simpatici alla sinistra
storicamente ereditata: nella peggiore delle ipotesi si invoca
l'ennesimo saturnismo di sinistra con i vecchi tromboni che si
mangiano un'altra generazione del dissenso, nella migliore si guarda
alla faccenda come a un fenomeno di effervescenza sociale un po'
deviante un po' da intercettare. E' vero, sono scortesi, irreverenti,
un po' antigerontocratici e quindi allergici a certa geremiade di
sinistra, però si dovrà pur ammettere che a donne e giovani non si
prospetta un grande futuro di welfare e civiltà nell'italia di oggi e
forse un po' di colpa ce l'ha la sinistra ufficiale, se è riuscita a
dare risposte all'altezza dell'enorme trasformazione socioeconomica e
geopolitica avvenuta. O per dirla in modo più diretto, i giovani
precarizzati si meritano di più che un concertone gratis l'anno.

Un'altra questione rispetto alla generazione no global è il tormentone
non/violenza montato ad arte in vista di una manovra (non premiata
dagli elettori) di ingresso nella (speriamo) futura maggioranza
governativa. A quelli che si dicono contrari all'azione sociale
diretta, si controbatte che la mayday è sempre stata un momento di
espressività e ribellione in favore dell'azione diretta, creativa,
nonviolenta di disobbedienza civile; la mayday si mobilita per la
DISRUPTION del potere sul lavoro flessibile e del consumo di
informazione mercificata, non per la DESTRUCTION di cose inanimate o
esseri senzienti.

Tradotto nelle tristi parole della politica ufficiale significa che se
l'Unione vuole dare voce a bisogni e interessi degli under50
nell'italya di domani, sarà meglio che spieghi a tutti cosa vuol fare
per affrontare la precarietà e dare un futuro di sicurezza sociale e
progresso civile nelle città in cui viviamo. Ci si può dire di
sinistra solo se si combatte la disuguaglianza, e non si può
affrontare la disuguaglianza crescente se non si elimina la
precarietà: è attraverso la precarizzazione fondata sull'employability
e il workfare che imprese private e amministrazioni pubbliche
aumentano le diseguaglianze di reddito e di proprietà esistenti. E non
si può uscire dalla stagnazione italiana se non si fanno uscire
giovani, donne, migranti dalla precarietà e dall'intermittenza di
reddito e dall'insicurezza esistenziale. L'italia è un caso di
eurosclerosi acuta: che anche la sinistra "ragionevole" si ricordi che
non si esce dalla sindrome europea senza assecondare la mobilitazione
di precari e cognitari per nuovi diritti e nuovi saperi.
Buona mayday ai precari e ai partigiani di tutta Europa!

Alex Foti, euromayday.org

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